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Chiarimento ABI

In data 24 Aprile 2020 Abi chiarisce che  i nuovi finanziamenti in favore di PMI e di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19  non possono essere utilizzati dalle banche “per compensare alcun prestito preesistente, sia nella forma di scoperto di conto sia in altra forma di prestito. La compensazione determinerebbe un avvio del rimborso del capitale prima dei 24 mesi, facendo decadere la garanzia.”

UCR-000791 24 aprile 2020
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Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare

Se, nei periodi di forti tensioni sui mercati finanziari, come quello che stiamo vivendo, ottieni solo generiche rassicurazioni del tipo “bisogna guardare al lungo periodo” o video motivazionali, vuol dire che il tuo marinaio non sa dove andare, manca una rotta, manca un protocollo di investimento.

Significa, in altre parole, che le decisioni vengono prese di pancia e sull’onda dell’emotività.

Proprio in questi contesti emerge l’importanza di un metodo di lavoro basato sulla gestione del rischio

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Cosa è l’Evidence Based Investing (EBI)

L’Evidence Based Investing (EBI) è un approccio disciplinato alle decisioni investimento e di “manutenzione” del portafoglio finanziario. Disciplinato perchè si basa sulle evidenze accademiche e sui dati. Un altro requisito fondamentale è che le fonti accademiche siano state sottoposte alla revisione paritaria (peers review) ovvero devono, a loro volta, essere state validate dalla comunità scientifica.

Anche i ricercatori e gli esponenti del mondo accademico possono, infatti, essere vittime di abbagli. L’EBI cerca pertanto di tenere fuori dalle scelte di investimento gli errori comportamentali, le notizie inutili e fuorvianti, i suggerimenti interessati, le storie affascinanti ma non verificabili, in pratica tenere fuori il rumore di fondo inutile e dannoso.

In altre parole l’EBI ha l’obiettivo di aumentare le probabilità di successo e di ridurre il rischio inteso come probabilità di non raggiungere i propri obiettivi finanziari.

Potresti pensare che quanto sopra debba essere l’operatività standard dei professionisti della consulenza finanziaria e delle istituzioni che essi rappresentano. Del resto cosa mai potrebbe essere più scientifico che trattare numeri, rendimenti passati, probabilità di rendimenti futuri, gestione del rischio finanziario?

Purtroppo non è così. Errori comportamentali, emozioni, mancanza di un approccio scientifico, scarsa dimestichezza e consuetudine con la ricerca e la produzione accademica, meccanismi di remunerazione che confliggono con gli interessi degli investitori, budgets di vendita, rendono questo approccio impraticabile, ed impraticato, per la maggior parte del mondo della consulenza finanziaria.

Cosa dovrebbe fare l’investitore per controllare che, nelle decisioni di investimento che lo riguardano, venga applicato un metodo scientifico? Pretendere che, per ognuna delle fasi descritte di seguito, venga utilizzato un criterio, un protocollo, un metodo basato sui dati e sulle evidenze scientifiche:

  • Decisione di allocazione iniziale delle risorse finanziarie, ovvero: in cosa investire ed in quali percentuali;
  • Manutenzione e monitoraggio del portafoglio, ovvero: quali attività porre in essere successivamente all’allocazione iniziale: cadenza temporale degli interventi e tipo di interventi;
  • Investment review, ovvero disporre di un sistema completo di misurazione della performance in grado di valutare il funzionamento di ogni componente del processo di investimento.

Per ognuna di queste fasi e prima che l’investimento abbia inizio, l’investitore dovrebbe pretendere evidenza scritta e dettagliata delle regole operative di gestione del rischio e dell’impianto strategico e decisionale sottostante alle decisioni di investimento iniziali e di successiva manutenzione del portafoglio. Riuscire ad ottenere questa documentazione è un segnale assai favorevole; non riuscire ad ottenerla, oppure ottenere solo generici proclami e dichiarazioni di intento è un indizio certo che i tuoi investimenti sono in balia dei mercati finanziari, del caso e di “attenzioni” che nulla hanno a che fare con la tua prosperità finanziaria.

Ora che ne sai di più sapresti dire in quale delle tre fasi in basso interviene il consulente finanziario che opera secondo i principi dell’evidence based investing ed in quali assolutamente no? Scrivilo nei commenti.

Luca Cirillo | lucacirillo.it

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“SIS” ED “ELTIF”: I NUOVI STRUMENTI PER LA RACCOLTA DI CAPITALI A SUPPORTO DI PMI E START UP

Il legislatore prosegue nel proprio intento di agevolare l’accesso delle PMI e start up al mercato dei capitali. In particolare, con il cosiddetto Decreto Crescita, è stato introdotto nel nostro ordinamento un nuovo veicolo di investimento, le società di investimento semplice (“SIS”), che risponde proprio a tale finalità. Allo stesso tempo, sono state previste alcune agevolazioni fiscali volte a rilanciare uno strumento che sino ad oggi ha suscitato poco interesse nel mercato italiano, gli European long term investment fund (“ELTIF”).

Negli ultimi anni il legislatore ha dedicato sempre maggiore attenzione allo sviluppo di nuovi strumenti volti a facilitare l’afflusso di capitali a vantaggio delle piccole e medie imprese e delle società in fase di start up.

In continuità con tale orientamento, il Decreto-Legge n. 34 del 30 aprile 2019 (cosiddetto “Decreto Crescita”), convertito con modificazioni dalla Legge n. 58 del 28 giugno 2019, è di recente intervenuto con due nuove misure finalizzate per l’appunto a veicolare parte delle risorse del risparmio gestito a favore di PMI e start up: da un lato, è stata introdotta nel nostro ordinamento la nuova figura delle società d’investimento semplice (“SIS”); dall’altro lato, è stata prevista una disciplina fiscale ad hoc per gli European long term investment fund (“ELTIF”).
Con tale intervento il legislatore ha quindi inteso arricchire le numerose misure già esistenti nel panorama domestico volte ad agevolare l’accesso delle PMI e delle start up al mercato dei capitali (i.e. mini-bond, PIR, equity crowdfunding, ecc.).

Per quanto concerne le SIS, esse rappresentano un nuovo veicolo di investimento per la gestione collettiva del risparmio, costituito nella forma di società di investimento per azioni a capitale fisso (SICAF) e avente per oggetto esclusivo l’investimento diretto del patrimonio raccolto in PMI non quotate su mercati regolamentati che si trovano nella fase di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell’attività. Per individuare la categoria delle PMI il legislatore ha fatto riferimento alla definizione contenuta nel Regolamento (UE) 2017/1129 e, pertanto, si intendono tali le società che presentano in base al loro più recente bilancio annuale o consolidato almeno due dei seguenti parametri: (i) meno di 250 dipendenti; (ii) totale dello stato patrimoniale non superiore a € 43 milioni; (iii) fatturato netto annuale non superiore a € 50 milioni.

Per assumere la veste di SIS è necessario il rispetto di determinate condizioni. In particolare, le SIS (i) devono avere un capitale sociale non inferiore a € 50.000 e un patrimonio netto non superiore a € 25 milioni (e, in ogni caso, il patrimonio raccolto da ciascun “gestore” non dovrà superare € 25 milioni, anche se suddiviso su più veicoli), (ii) non devono ricorrere alla leva finanziaria (con tale divieto è stato risolto il dubbio sollevato dallo schema di Decreto-Legge circa la possibilità per le SIS di ricevere finanziamenti e del loro computo nel limite dei € 25 milioni di raccolta massima), (iii) possono essere partecipate unicamente da investitori professionali (essendo a tal riguardo stato respinto un emendamento in sede di conversione che intendeva rendere le SIS accessibili a tutti gli investitori, anche quelli retail) e (iv) devono gestire direttamente il patrimonio raccolto.

Rientrando nel novero dei gestori collettivi del risparmio, anche le SIS sono assoggettate all’obbligo di autorizzazione preventiva da parte della Banca d’Italia, sentita la Consob, secondo quanto previsto in generale per tutte le SICAF. Tuttavia, in considerazione della dimensione degli investimenti che la SIS può effettuare e che la rende un gestore cosiddetto sotto-soglia, il legislatore ha concesso a tale nuovo veicolo alcune semplificazioni che consistono principalmente nella disapplicazione di parte delle disposizioni di rango secondario emanate dalla Banca d’Italia e dalla Consob in materia di gestione collettiva. Un ulteriore alleggerimento rispetto alle regole generali è poi previsto in merito ai requisiti dei partecipanti al capitale che devono rispettare unicamente i requisiti di onorabilità, e non anche quelli di competenza e correttezza ordinariamente previsti. Per controbilanciare questa maggior snellezza, il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere in un’ottica di salvaguardia degli interessi degli investitori che le SIS debbano in ogni caso adottare un sistema di governo e controllo adeguato ad assicurare la sana e prudente gestione e l’osservanza delle disposizioni loro applicabili e che, a fronte del rischio derivante dalla responsabilità professionale, debbano stipulare un’assicurazione sulla responsabilità civile professionale adeguata ai rischi derivanti dall’attività svolta.

Sotto il profilo fiscale, l’art. 27 del Decreto Crescita non prevede alcuna disposizione specifica in relazione alle SIS e pertanto si ritiene che esse, qualificandosi come SICAF, siano soggette al regime fiscale ordinario di tali società. Ne consegue che le SIS, pur essendo soggetti passivi dell’IRES, sono esenti dall’applicazione dell’imposta sui redditi ai sensi dell’art. 73, comma 5-quinquies, del TUIR, fatta eccezione per l’applicazione di talune ritenute alla fonte – applicabili con aliquota del 26% – su particolari tipologie di proventi. In altre parole, sotto il profilo dell’imposizione diretta, la tassazione dei proventi derivanti dalla gestione del patrimonio della SIS grava, in linea di principio, unicamente in capo agli investitori, in funzione del regime applicabile in relazione allo status fiscale di pertinenza di questi ultimi.

Nel silenzio della legge, è inoltre legittimo ritenere applicabile in capo agli stessi investitori della SIS i seguenti regimi fiscali agevolativi previsti per gli investimenti indiretti in start up e PMI innovative:

la detrazione IRPEF, per gli investimenti effettuati da persone fisiche per un ammontare massimo pari € 1 milione, e la deduzione IRES, per gli investimenti effettuati da società per un ammontare massimo pari a € 1,8 milioni, del 30% delle somme investite a condizione che la prevalenza delle PMI in cui investe la SIS abbiano le caratteristiche di una start up innovativa, così come definita dall’art. 25 del D.L. 179/2012 ovvero di una PMI innovativa, così come definita dall’art. 4, comma 1, del D.L. 3/2015 (la percentuale di detrazione è peraltro destinata ad aumentare al 40% e al 50% previa autorizzazione della Commissione UE);
l’esenzione integrale dei redditi finanziari derivanti dalla SIS se quest’ultima prevede di investire almeno l’85% del valore del proprio attivo in PMI non quotate che si trovano nella fase di sperimentazione, di costituzione, di avvio dell’attività o di sviluppo del prodotto e che presentano le caratteristiche di cui all’art. 31 del D.L. 98/2011.
La seconda novità del Decreto Crescita riguarda gli ELTIF, ossia i fondi d’investimento europei a lungo termine chiusi, istituiti nel 2015 dal Regolamento (UE) 2015/760 e introdotti nel nostro ordinamento per il tramite del Decreto Legislativo n. 233/2017. Tale nuova tipologia di strumenti di investimento si caratterizza per essere accessibile, a differenza delle SIS, anche alla clientela retail e per prevedere degli obblighi di investimento principalmente in strumenti finanziari emessi da particolari categorie di piccole e medie imprese, attive nei settori infrastrutturali, dell’energia e dei trasporti.

Gli ELTIF, che fino ad oggi hanno suscitato poco interesse nel mercato italiano, provano ora ad essere “rilanciati” mediante un regime di detassazione analogo a quello previsto per i PIR.

L’articolo 36-bis del Decreto Crescita – aggiunto in sede di conversione – prevede in particolare che non sono soggetti a imposizione i redditi derivanti dagli investimenti effettuati nei fondi ELTIF. L’agevolazione troverà applicazione in presenza di determinate condizioni che includono l’obbligo di mantenere l’investimento per almeno 5 anni, un limite al patrimonio raccolto da ciascun gestore che non dovrà superare € 200 milioni all’anno, con un tetto di € 600 milioni nel complesso, e l’obbligo di investire almeno il 70% del patrimonio in imprese italiane o residenti in uno Stato UE/SEE e aventi una stabile organizzazione in Italia, che non operano nel settore finanziario, quotate e non quotate, ma con una capitalizzazione di mercato inferiore a € 500 milioni.

Il regime di favore si applica “in via sperimentale” per gli investimenti effettuati nell’anno 2020 a favore delle persone fisiche che investono negli ELTIF somme per un ammontare massimo di € 150 mila annui ed € 1,5 milioni complessivi.

L’entrata in vigore del nuovo regime fiscale è subordinata all’autorizzazione della Commissione Europea.

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I traders illegali di Instagram

La pervasività dei “socials” (Instagram, Facebook, TikTok..ecc) ha reso ancora più agevole, per i malintenzionati, attrarre giovani (e non solo) in autentiche truffe finanziarie.

Attratti da rappresentazioni (palesemente create ad arte) di stili di vita lussuosi, e dalla promessa di una vita fatta di hotels a cinque stelle e auto fuoriserie, si viene convinti ad effettuare degli investimenti disponendo bonifici su conti di società estere, in cambio di fantomatici segnali operativi di trading (cd. “forex”).

E’ allarmante come, soltanto nelle ultime settimane, abbia ricevuto diverse richieste di assistenza da parte di giovani (e non solo) caduti in queste trappole.

Ancora più subdoli sono coloro che organizzano corsi e seminari per diventare traders “vincenti”; subdoli poichè capaci di attrarre anche chi, in perfetta buona fede, ritiene di poter acquisire in questo modo le basi per poter operare autonomamente nel trading finanziario. Queste iniziative hanno il solo fine di arricchire gli organizzatori con le quote di partecipazione. Agli studenti che, malauguratamente dovessero seguire le indicazioni operative apprese, non rimarrà che bruciare, nel giro di pochi giorni, il capitale investito.

Inoltri pure queste considerazioni a chiunque ritenga possa essere particolarmente vulnerabile a queste lusinghe.

Luca Cirillo

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La rivoluzione robotica

Ai piedi del Monte Fuji, vicino al lago Yamanaka, nel cuore di una foresta di larici e pini rossi, migliaia di piccoli robot gialli lavorano giorno e notte per costruire… altri robot. Prima di uscire dalla fabbrica di Oshino per rientrare a casa la sera, i dipendenti umani spengono la luce, i loro colleghi robot non ne hanno bisogno. Nelle fabbriche 4.0 di FANUC, 4.000 robot producono ogni anno 70.000 nuovi robot.

Creata nel 1956 dal dottor Inaba, dopo 60 anni e 500.000 robot, Fanuc
– che conta ancora 10.000 dipendenti umani in tutto in mondo – è leader nel settore dei sistemi di automazione industriale, con clienti che spaziano da TESLA a LVMH (orologi BULGARI).
L’azienda giapponese con una capitalizzazione di 34 miliardi di euro è l’emblema di questa quarta rivoluzione industriale, la rivoluzione dei dati, della robotica e dell’intelligenza artificiale (IA), sicuramente una delle più dirompenti della storia.


Anche in paesi meno “robofili” del Giappone, la fabbrica 4.0 ultra-connessa e rigurgitante di dati trasformerà profondamente l’organizzazione del lavoro e con lei le relazioni tra uomo e macchina. Dovremo imparare a confrontarci con la crescente importanza dell’automazione (il settore della robotica industriale ha registrato 16,5 miliardi di dollari di fatturato nel 2018*) e siamo solo agli inizi.


Per alcuni, troppa robotizzazione uccide il robot. Ricordiamo Elon Musk che, prendendosela con la “sovrarobotizzazione” per il ritardo accusato nella produzione della berlina elettrica Model 3 di TESLA, aveva chiamato alla riscossa orde di dipendenti per concludere il lavoro.


Senza credere ciecamente ai poteri virtuosi della tecnologia posta al servizio dell’umanità, rimaniamo tuttavia degli irriducibili ottimisti e vediamo in questa rivoluzione un terreno da sfruttare, ricco di opportunità. Tra i leader di questa rivoluzione 4.0 figureranno le aziende che sapranno combinare entrambe le forze in gioco, uomini e robot, come due fonti complementari di creazione di valore.

Intuitive Surgical ne è il perfetto esempio. Le macchine del leader mondiale della robotica chirurgica sono pilotate da chirurghi, le cui competenze risultano decuplicate grazie a moduli di IA e di realtà aumentata, e da robot ultra-performanti con quattro braccia. Una complementarietà che assicura un servizio migliore, accorcia i tempi di recupero del paziente e permette agli enti sanitari che investono in queste tecnologie di risolvere un’equazione finanziaria ed economica cruciale.

Per conoscere meglio le soluzioni di investimento per partecipare alle opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale e dalla Robotica contattaci.
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La pianificazione successoria

Il patrimonio personale può essere trasferito ai propri figli, familiari e persone care in vario modo. Gli strumenti divergono per la differente procedura da seguire e per i diversi effetti che producono dal punto di vista civilistico e fiscale. La conoscenza delle norme e degli strumenti è fondamentale per la migliore amministrazione e protezione della ricchezza.

Lo studio ha realizzato un compendio completo e di facile consultazione. Richiedilo gratuitamente compilando il form nella pagina contatti.

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Financial Advisor in Italy

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