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Alla fine Vladimir Putin si è mosso: all’alba del 24 febbraio il presidente russo ha ordinato l’invasione dell’Ucraina su larga scala, come molte cancellerie occidentali temevano. L’escalation è avvenuta dopo la decisione di Mosca di riconoscere come indipendenti i territori ucraini controllati dai separatisti delle “Repubbliche popolari” di Donetsk e Lugansk nel Donbass. Il mondo assiste allo spostamento di contingenti e mezzi militari nell’area, e aumentano le notizie di attacchi su territorio ucraino. La situazione è in continua evoluzione.

• Ad oggi, gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Gran Bretagna, l’Australia, il Canada e il Giappone hanno annunciato i propri piani per colpire banche ed oligarchi russi, e la Germania ha dichiarato che bloccherà la certificazione del gasdotto North Stream 2.
• Nel dettaglio, il Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato due banche russe, VEB e Promsvyazbank, due entità cruciali nel finanziamento dell’industria della difesa russa. Ha inoltre vietato, dal 1 marzo 2022, la negoziazione sul mercato secondario di titoli di debito sovrano russo denominati in RUB o divisa estera emessi dopo il provvedimento di sanzione (alle istituzioni finanziarie statunitensi è già stato proibito di negoziare debito sovrano russo sul mercato primario).
• Dall’UE, gli ultimi dettagli sulle sanzioni devono ancora essere pubblicati, ma i primi commenti indicano come banche colpite VEB, Promsvyazbank e Rossiya Bank, con le prime due già soggette a sanzioni statunitensi. Le sanzioni finanziarie sono le medesime di quelle statunitensi, vale a dire il divieto alla partecipazione ai mercati primari e secondari dei titoli sovrani russi di nuova emissione.
• Dopo l’escalation militare tali sanzioni potrebbero inasprirsi: si attendono nelle prossime ore aggiornamenti al termine dei vertici politici in atto.

LA POSIZIONE DELL’EUROPA
• Dopo la condanna unanime dell’aggressione russa all’Ucraina, l’UE tenta di passare ai fatti. In una dichiarazione congiunta questa mattina la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno annunciato che nel Consiglio europeo straordinario di stasera i leader UE discuteranno della crisi e di ulteriori sanzioni.

Von der Leyen ha annunciato un pacchetto di sanzioni massicce e mirate con le quali verranno colpiti settori strategici dell’economia russa: sarà bloccato l’accesso a tecnologie e mercati che sono fondamentali per la Russia. Saranno probabilmente anche congelate le attività russe nell’UE e bloccato l’accesso delle banche russe ai mercati finanziari europei

Gli Stati membri si stanno finora mostrando compatti nei confronti Gli schieramenti in campo della Russia, nonostante le divisioni iniziali sulle sanzioni. Ieri Polonia e Lituania, a cui si è aggiunta anche la Slovenia, hanno chiesto al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di accelerare il processo di adesione all’UE dell’Ucraina. L’UE si sta preparando anche a organizzare l’accoglienza dei profughi che arriveranno.

LA POSIZIONE DEGLI USA
• In una nota diffusa dalla Casa Bianca, il presidente Biden ha fatto sapere che oggi si consulterà con i partner del G7 e subito dopo si rivolgerà alla Nazione per spiegare quali saranno le nuove conseguenze imposte alla Russia dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Inoltre Biden si coordinerà con gli alleati della NATO per assicurare una forte e compatta risposta per impedire ogni aggressione contro l’Alleanza atlantica.

LA POSIZIONE DELLA NATO
• La NATO condanna con forza l’attacco ingiustificato della Russia contro l’Ucraina e chiede a Mosca di fermare immediatamente la sua azione militare. Il segretario generale, Jens Stoltenberg, ha ribadito il sostegno dell’Alleanza atlantica al popolo ucraino, condannando fermamente l’attacco sconsiderato della Russia all’Ucraina, che mette a rischio innumerevoli vite civili. Gli alleati della NATO si incontreranno per affrontare la rinnovata aggressione della Russia. Al momento non sono stati confermati interventi militari da parte dell’Alleanza atlantica.
LA POSIZIONE DELLA CINA
• La Cina ha dichiarato di seguire da vicino la situazione in Ucraina dopo l’intervento militare della Russia, astenendosi dal condannare Mosca e chiedendo di evitare un’escalation. «Esortiamo tutte le parti a esercitare moderazione per evitare che la situazione sfugga al controllo», ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri cinese Hua Chunying.

POSSIBILI CONTROMISURE RUSSE ALLE SANZIONI
• La mossa di Putin rende inevitabili ulteriori sanzioni economiche statunitensi ed europee contro la Russia a fronte delle quali risulta altamente probabile che anche Mosca cerchi di attuare delle contromisure. In questa direzione, le opzioni di Putin sono limitate: l’unico modo in cui la Russia può sperare di infliggere sofferenza economica ai Paesi occidentali sufficienti a minare la loro opposizione alla sua azione in Ucraina è restringere le esportazioni di materie prime energetiche; in quest’ottica, le rassicurazioni di Putin di martedì sul fatto che manterrà ininterrotte le forniture di gas russo ai mercati globali appaiono superate.
• In questo contesto l’Europa sembrerebbe più vulnerabile alle possibili evoluzioni delle tensioni in atto per via della maggiore dipendenza dalla Russia, in particolare con riguardo alle forniture di gas naturale.

Oggi circa il 36% del gas importato dall’UE (50% se si considerano solo le importazioni extraeuropee) viene da Mosca. Sebbene nel corso degli anni l’UE abbia cercato attivamente di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas, in particolare puntando sul gas naturale liquefatto dopo il 2009 e 2010 – quando per la prima volta la Russia chiuse i rubinetti verso l’Ucraina e parte dell’Unione -, la dipendenza da Mosca è rimasta un fatto strutturale: il calo di produzione in Norvegia, i problemi di produzione in Algeria e l’instabilità in Libia hanno aumentato la dipendenza europea da Mosca negli ultimi 10 anni.
• Finora, i Paesi dell’UE sono stati in grado di far fronte al flusso ridotto di gas convogliato dalla Russia soprattutto riducendo le scorte di gas in deposito.
• Ma se la Russia tagliasse ulteriormente il flusso, le misure sinora adottate non sarebbero in grado di colmare il deficit, lasciando solo sei settimane di fornitura di gas in stoccaggio. I governi dell’UE saranno costretti a considerare delle misure di razionamento, riducendo la fornitura di gas ai grandi utenti industriali (con i settori della chimica, del cibo, della lavorazione dei metalli e dell’industria pesante potenzialmente colpiti più duramente) al fine di mantenere il flusso verso le famiglie, le piccole imprese e i servizi sociali essenziali.
• Tuttavia gli effetti potrebbero dimostrarsi non così gravi come potrebbe apparire. Con la fine dell’inverno, la domanda di gas per il riscaldamento da parte di famiglie e imprese dovrebbe diminuire.

Anche la produzione di elettricità potrebbe essere impattata: l’Europa genera un quinto della sua elettricità dal gas naturale, con l’Italia maggiormente esposta, generando quasi la metà della propria elettricità dal gas, di cui il 95% importato. La Germania genera il 15% della sua energia dal gas, ma anche in questo caso attingere a fonti alternative sarà complicato: i tre reattori nucleari presenti in Germania stanno già funzionando a pieno regime e l’industria nucleare francese non ha la capacità di aumentare le esportazioni. Questo condurrebbe al ritorno al carbone, dove la Germania ha un sacco di capacità di generazione inutilizzata: il problema è che le scorte di carbone sono ai minimi degli ultimi anni e aumentare le importazioni non è immediato, dato che ad oggi l’Europa occidentale importa circa il 50% del carbone utilizzato e circa la metà proviene dalla Russia.

L’altra opzione sarebbe quella di sostituire il gas con il petrolio nella produzione di energia. Tuttavia, se la Russia interrompesse le sue spedizioni di greggio (la Russia rappresenta circa il 10% della produzione mondiale di greggio e le esportazioni russe della commodity rappresentano circa il 5% della domanda mondiale), nemmeno l’intera capacità produttiva inutilizzata dell’Arabia Saudita, più l’Iran (supponendo la fine delle sanzioni statunitensi) più gli Stati Uniti sarebbero in grado di colmare il deficit nel breve termine. In questa ipotesi, con il prezzo del petrolio già al margine dei 100 USD/brl un rialzo ulteriore non sarebbe da escludersi.

LA REAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI
• I mercati finanziari hanno reagito all’avanzata russa con l’azionario in marcato calo a livello globale e un aumento negli acquisti sugli asset obbligazionari governativi e beni rifugio, sull’energia e sui metalli. L’EUR è sceso a 1,1150 rispetto all’USD, il greggio Brent ha raggiunto i 105 USD al barile e l’oro ha raggiunto i 1.970 USD l’oncia.
• Il Moex Russia Index denominato in RUB, è arrivato a perdere al momento il 34%, registrando un calo da inizio anno del 46%. La Borsa di Mosca ha inizialmente sospeso le contrattazioni, e alla riapertura l’azionario è stato colpito da una pioggia di vendite. In forte flessione anche il RUB che perde quasi il 6,5% contro l’USD, dopo aver toccato i minimi dal 2016 con un calo di oltre il 10%.
• La Banca centrale russa ha annunciato l’avvio di «interventi» sul mercato dei cambi per «stabilizzare la situazione» dopo la caduta del RUB. Le misure hanno anche lo scopo di fornire ulteriore liquidità al settore bancario russo.

FATTORI DA MONITORARE
• Certamente i mercati finanziari continueranno ad essere caratterizzati da elevata volatilità nel breve termine data l’incertezza su un’ulteriore escalation e sulle nuove misure sanzionatorie in procinto di essere annunciate: la volatilità del mercato è un riflesso della rivalutazione degli operatori delle probabilità di diversi scenari. La volatilità potrebbe accompagnarsi a liquidità rarefatta che potrebbe comportare una minore liquidabilità.
• L’andamento dei mercati finanziari nelle prossime settimane dipenderà principalmente dall’evoluzione della situazione e dalle sanzioni applicate. Laddove le tensioni geopolitiche non sfocino in un conflitto militare che coinvolga i Paesi NATO, l’impatto potrebbe essere contenuto sul mondo occidentale, specialmente in USA.
• La maggiore fonte di rischio per l’economia dell’Eurozona è legata principalmente alle pressioni inflazionistiche, che potrebbero intensificarsi con l’aumento dei prezzi delle materie prime, complicando le azioni della BCE: la banca centrale potrebbe infatti procedere con maggiore cautela nella riunione di marzo, ponendo un’enfasi ancora più forte sul mantenimento delle opzioni possibili nella rimozione degli stimoli monetari.
• In tale scenario, data la frenesia sui mercati finanziari e i rischi legati alla liquidabilità delle varie asset class, continuare a monitorare l’evoluzione della situazione e mantenere le posizioni resta al momento il comportamento più equilibrato.
• Nelle prossime ore si avrà maggiore chiarezza sullo spazio che le diplomazie mondiali sapranno recuperare e conseguentemente delle operazioni più adeguate e razionali da intraprendere.

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