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INFLAZIONE EUROZONA NOVEMBRE 2022
LA REAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI E LE IMPLICAZIONI DI ASSET ALLOCATION

Secondo le stime preliminari diffuse questa mattina da Eurostat, il tasso di inflazione headline in Eurozona a novembre è sceso al 10% su base annua, dopo aver registrato un massimo record del 10,6% ad ottobre.
• Il dato si è dimostrato inferiore alle attese di consensus, che stimavano un minor calo delle pressioni inflattive al 10,4% a/a.
• Il tasso di inflazione core annuo, al netto di energia, cibo, alcol e tabacco, è rimasto tuttavia invariato rispetto ad ottobre al 5% a/a, in linea con le attese di consensus.
• Anche la dinamica mensile ha mostrato un rallentamento oltre le attese (0,2% m/m), con una variazione congiunturale negativa dell’inflazione headline del -0,1% m/m dopo l’accelerazione dell’1,5% m/m di ottobre.
• L’inflazione ha mostrato dunque un ridimensionamento per la prima volta dal giugno del 2021, il che potrebbe offrire alcuni primi segnali che le pressioni sui prezzi abbiano raggiunto il picco, offrendo margine alla BCE per proseguire nel rialzo dei tassi di riferimento in maniera più graduale.
• Tuttavia, il tasso di inflazione rimane su livelli record, 5 volte superiori all’obiettivo della BCE del 2%. In un recente intervento al Parlamento Europeo, la Presidente Christine Lagarde ha affermato che l’inflazione in Eurozona potrebbe non aver ancora raggiunto il picco, sottolineando i crescenti rischi che le pressioni sui prezzi possano aumentare più del previsto.
• La pubblicazione del dato di inflazione non ha generato alcuna modifica sulle aspettative di rialzo dei tassi di riferimento da parte della BCE alla riunione del 15 dicembre.
• Al momento il mercato prezza come certo un aumento dei tassi da 50 punti base. All’eventualità di un maggior incremento da 75 punti base è attribuita una probabilità relativamente contenuta.

LA REAZIONE DEI MERCATI OBBLIGAZIONARI
• I mercati obbligazionari hanno reagito al dato sull’inflazione con una relativa indifferenza.
• Sebbene il dato potesse costituire un ulteriore spunto per la BCE per ammorbidire la dinamica prospettica di aumento dei tassi di interesse, l’immediata reazione dei rendimenti Bund sia a 2 che a 10 anni è stata di rialzo, seppur contenuto (5 punti base su entrambe le scadenze). Successivamente, tale movimento è rientrato, riportando (al momento in cui si scrive) tali rendimenti sui livelli di apertura di seduta.
• La reazione del mercato indicherebbe che per giustificare una compressione dei rendimenti sia necessario che si sviluppi un trend di contrazione dell’inflazione più convincente e duraturo. Si conferma pertanto l’attuale posizionamento neutrale sul comparto obbligazionario governativo dell’Eurozona

LA REAZIONE DEI MERCATI AZIONARI
• La dinamica migliore delle attese dell’inflazione dell’Eurozona nel mese di novembre è un elemento positivo per il mercato azionario.
• Una discesa sostenuta dell’inflazione nei prossimi mesi renderebbe possibile un’espansione del P/e. Il P/e forward si trova su valori inferiori alla media di lungo periodo, lasciando intravvedere un margine di apprezzamento.
• Il calo della crescita dei prezzi al consumo, inoltre, potrebbespingere la BCE ad alzare i tassi in maniera più graduale.
• Il maggiore elemento di incertezza per il mercato azionario dell’Eurozona sono ora le prospettive di crescita economica nel 2023. Qualora queste fossero più deboli di quanto anticipato dal consensus degli economisti (-0,1% il Pil del 2023 sulla base della stima di consensus), come gli ultimi indicatori anticipatori – quali i PMI e l’andamento della massa monetaria – fanno intravvedere, ci potrebbe essere una forte revisione al ribasso delle stime sull’EPS per il 2023, con un impatto negativo sulle quotazioni. L’attuale stima sull’EPS del MSCI Europe nel 2023 è dell’1,2%, contro il +7% stimato a inizio anno.
• In tale scenario, e con le tensioni geopolitiche con i suoi riflessi sull’andamento delle quotazioni di petrolio e gas che potrebbero avere smesso di pesare sui mercati solo in maniera temporanea, si mantiene una posizione di sottopeso sull’azionario Europeo, in attesa di indicazioni di un possibile inversione del trend di rallentamento della crescita economica.

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