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Atlantia: OPA al via il 10 Ottobre

TERMINI DELL’OPA
Schema Alfa (società controllata per il 65 dalla famiglia Benetton tramite edizione Holding e per il 35 dal fondo Blackstone) ha comunicato ieri l’approvazione da parte di CONSOB del documento di offerta relativo all’OPA su Atlantia.

L’offerta ha come oggetto tutte le azioni Atlantia escluse le 273 341 000 azioni detenute da Sintonia S p A pari al 33 10 delle azioni emesse Si tratta, quindi, di n 552 442 990 azioni, pari al 66 90 delle azioni emesse.

Il periodo di adesione concordato con Borsa Italiana avrà inizio il 10 ottobre 2022 e terminerà il giorno 11 novembre 2022 estremi inclusi Il periodo sarà, quindi, pari a 25 giorni di borsa aperta, salvo proroghe.

Il prezzo dell’OPA è stato confermato a EUR 23 per azione e il corrispettivo sarà pagato il 18 novembre.

Una riapertura dei termini di offerta sarà possibile nel periodo 21 22 23 24 e 25 novembre, con pagamento il 2 dicembre

IL SUCCESSO DELL’OPERAZIONE PARE SCONTATO
• L’obiettivo dell’Opa totalitaria di Edizione-Blackstone su Atlantia è di revocare la quotazione delle azioni dall’Euronext Milan (delisting). Il delisting sarà conseguito se le azioni portate in adesione supereranno il 90% del capitale sociale di Atlantia Spa.
• Considerando che Edizione controlla il 33,1% di Atlantia e che gli analisti giudicano il prezzo dell’offerta corretto, la buona riuscita dell’operazione appare scontata.
Per questo si consiglia di aderire all’offerta per non correre il rischio di restare azionisti di una società non più quotata.

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Perché vendere è più difficile che comprare

Il cervello umano non si è evoluto per prendere decisioni finanziarie

La moderna neurologia cerebrale ha dimostrato che l’emozione della paura viene elaborata in modo molto diverso dal sentimento opposto dell’esuberanza, in quanto ciò avviene in una zona diversa del cervello. Di conseguenza, il modo in cui gli esseri umani pensano alle perdite (finanziarie) differisce da come pensano ai guadagni, portando a un processo decisionale non ottimale.

Bias 1: avversione alle perdite, ovvero il rischio di concentrarsi sul passato recente

Questo ci porta al nostro primo pregiudizio, che vede gli investitori vittime della cosiddetta “avversione miope alle perdite”. Si tratta della tendenza a lasciare che la storia delle performance molto recenti influenzi la valutazione del rischio di un investimento. Se un investimento ha subito un recente calo di valore ed è ora in perdita, questa perdita innesca una risposta di paura nel cervello dell’investitore, che a sua volta conclude che l’investimento è molto più rischioso di un investimento analogo in guadagno. Questa naturale paura di realizzare una perdita porta la maggior parte dei gestori di fondi a mantenere una posizione in perdita molto più a lungo di quanto sia razionalmente giustificato.

Bias 2: pregiudizio di disponibilità, o preferenza per le soluzioni più facili

Il cervello umano ha sviluppato dei meccanismi per ridurre un mondo estremamente complesso in decisioni facili. Un esempio è il “pregiudizio di disponibilità”, secondo il quale nei processi decisionali complessi non consideriamo tutte le alternative allo stesso modo, ma saltiamo rapidamente a quelle che ci vengono in mente per prime. Come consiglio per migliorare la propria performance, gli investitori dovrebbero porsi sempre la stessa domanda, indipendentemente dalla motivazione della vendita: quale titolo del mio portafoglio presenta il peggior rischio/rendimento nel periodo a venire?

Bias 3: Il pregiudizio di conferma, o i pericoli dell’eccessivo ottimismo

Una buona dose di ottimismo umano è preziosa in molti aspetti della vita. Ma non quando si tratta di prendere decisioni razionali. La nostra innata tendenza a credere di essere nel giusto offusca il nostro pensiero in maniera significativa. Una volta presa una decisione di investimento, ci siamo convinti dei suoi meriti e ci siamo impegnati a portarla avanti. Sfortunatamente, questo significa che abbiamo una forte tendenza a interpretare i dati successivi come favorevoli alla nostra premessa iniziale. Questo “pregiudizio di conferma” rende molto probabile che ci sfuggano informazioni importanti che contrastano con le nostre convinzioni. Per cercare di superare il bias di conferma, può essere utile incaricare un osservatore neutrale di raccogliere i dati negativi.

I pregiudizi cognitivi influenzano tutti gli aspetti della vita

Sebbene questo articolo si sia concentrato sul processo decisionale nel settore finanziario, le sue conclusioni e lezioni possono essere applicate anche a molti aspetti della vita quotidiana. Ad esempio, un ingegnere insoddisfatto potrebbe non essere disposto a cambiare carriera a causa delle innumerevoli ore di formazione già investite. Questo potrebbe essere un processo di pensiero molto simile a quello di un gestore di fondi che si rifiuta di vendere un investimento in perdita a causa dell’avversione alle perdite. In entrambi i casi, l’individuo rifiuta di affrontare il fatto che si è commesso un errore in passato (noto come “fallacia dei costi sommersi”). Nel tentativo di salvare la faccia, cerchiamo di convincerci che, aspettando, le cose miglioreranno. Ma raramente gli errori si risolvono da soli mentre noi guardiamo dall’altra parte.

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Modello Redditi 2022: guida per i trust

Il Trust nel modello di dichiarazione Redditi 2022

Trust, sia nel caso si qualifichino come enti commerciali che nel caso si tratti di enti non commerciali, devono presentare la dichiarazione dei redditi. In particolare, i Trust che svolgono attività d’impresa, sono inquadrati tra gli enti commerciali, e per questo devono utilizzare il modello REDDITI SC – Società di capitali, Enti commerciali ed equiparati”.

Quando invece il Trust viene costituito con finalità non commerciali (es: famiglia o donazione), il modello da utilizzare è il modello “REDDITI ENC – Enti non commerciali ed equiparati.

1) Trust: disciplina generale

In assenza di una disciplina civilistica, il trust consiste in un rapporto giuridico fiduciario mediante il quale un soggetto definito “disponente” (c.d. settlor), tramite negozio unilaterale (cui generalmente seguono uno o più atti dispositivi). trasferisce ad un altro soggetto, definito “trustee”, beni[1] sui quali perde qualsiasi potere gestorio. Il trasferimento avviene affinché quest’ultimo li gestisca e li amministri, coerentemente con quanto previsto dall’atto istitutivo del trust, per il raggiungimento delle finalità individuate dal disponete medesimo.

Si individuano le seguenti figure di trust, in base alle finalità perseguite:

  • trust c.d. d’interesse familiare;
  • trust di garanzia;
  • trust c.d. liquidatorio, istituito per realizzare la liquidazione dell’attivo di una società e pagare i creditori;
  • trust auto dichiarato, che si caratterizza per la circostanza che il beneficiario sia lo stesso disponente.

La disciplina civilistica del trust si fonda sull’art. 2645-ter c.c.[2], con lo scopo di estendere la pubblicità dichiarativa anche per negozi non tipici, “al fine di rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione …”

Il citato disposto normativo consente la “segregazione” dei beni oggetto dell’atto di destinazione “sottraendoli alle più svariate vicende che possono verificarsi e, con ciò, introducendo una rilevante eccezione all’articolo 2740 del codice civile, per effetto del quale ciascun soggetto risponde delle proprie obbligazioni con tutti i propri beni presenti e futuri”.

[1] di qualsiasi natura.

[2] introdotto con Legge 273/2005.

2) Trust: disciplina fiscale

Per quanto riguarda la disciplina fiscale, l’art. 1, comma 74 della Legge 296/2006[1] ha modificato l’art. 73 TUIR, inserendo il trust tra gli enti commerciali e non commerciali che scontano l’Ires, di fatto personificando lo strumento.

In particolare:

  • l’art. 73, comma 1, lett. b), TUIR, individua il trust “commerciale”;
  • la successiva lett. c) il trust “non commerciale”;
  • la lett. d) identifica poi il trust “non residente”.

Con la novella introdotta nella Finanziaria 2007 il trust diviene soggetto tassato per quei redditi che restano in capo allo stesso strumento, senza alcuna attribuzione ai beneficiari.

Le imposte dirette assoggettano a tassazione i flussi di ricchezza che produce il fondo gestito dal trustee del trust e, quindi, i redditi da esso prodotti.

Se i frutti del fondo sono accumulati alla dotazione iniziale, gli stessi sono, indipendentemente dalla natura commerciale o meno dello strumento, tassati in capo al soggetto trust (dizione di matrice esclusivamente tributaria) con applicazione dell’Ires nell’attuale misura del 24%.

Diversamente, se i redditi prodotti dai beni del fondo sono – solo in parte o totalmente – destinati a beneficiari vitalizi (in relazione alla tipologia di trust), saranno soggetti a trattamento tributario specifico.

In particolare:

  • se i frutti del fondo vengono assegnati a beneficiari vitalizi durante la vita del trust (trust trasparenti), questi saranno considerati redditi di capitale e tassati per competenza[2];
  • se l’atto istitutivo del trust non prevede l’individuazione di beneficiari di reddito (trust opachi), i frutti saranno tassati dalla sola imposta Ires;
  • la successiva (eventuale) assegnazione di reddito nei trust opachi, se stabilita dal disponente con la “lettera dei desideri”, non sconterà alcuna ulteriore tassazione.

È soggetto a tassazione diretta il profitto derivante dal maggior valore scaturente dalla cessione dei beni del fondo, allorquando queste generino plusvalori rispetto a quello originario all’atto della dotazione.

Qualora il trust sia di tipo commerciale, questi sarà interessato dalle analoghe imposte a cui sono soggette tutte le altre persone fisiche, giuridiche o enti, che esercitano attività imprenditoriali.

[1] “Legge Finanziaria 2007”.

[2] ex art. 44, comma 1, lett. g-sexies del Tuir.

3) Trust: indicazione nella dichiarazione dei redditi

In caso di Trust opaco, nella dichiarazione dei redditi bisogna compilare i vari quadri dove indicare i redditi conseguiti, ed infine il quadro RN con il reddito complessivo,

I Trust “trasparenti”, invece, in luogo del quadro RN compilano il quadro PN.

Per i Trust “misti”:

  • la parte di reddito non attribuita ai beneficiari soggetta a Ires deve essere indicata nel quadro RN;
  • la parte di reddito e degli altri importi attribuiti ai beneficiari deve essere indicata nel quadro PN.

Quest’ultimo quadro si compone delle seguenti sezioni:

 

Sezione I Reddito o perdita da imputare
Sezione II Importi da attribuire ai beneficiari
Sezione III Utilizzo eccedenza IRES della precedente dichiarazione
Sezione IV Crediti d’imposta concessi al Trust e trasferiti ai beneficiari
Sezione V Redditi prodotti all’estero e/o utili conseguiti e plusvalenze realizzate derivanti da partecipazioni in controllate estere e relative imposte
Sezione VI Eccedenze d’imposta di cui all’art. 165, comma 6, del TUIR
Sezione VII Reddito o perdita imputato ai beneficiari
Sezione VIII Redditi derivanti da imprese estere partecipate

4) Sezione I – reddito o perdita da imputare

Nella sezione I – Reddito o perdita da imputare è determinato ai sensi dell’articolo 83 del TUIR il reddito conseguito dal Trust, senza liquidazione dell’imposta.

Il reddito del Trust è imputato ai beneficiari nel periodo d’imposta in corso alla data di chiusura del periodo di gestione del Trust, in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’atto di costituzione del Trust o in altri documenti successivi – ovvero, in mancanza, in parti uguali.

Le eventuali perdite fiscali attribuite ai beneficiari possono essere utilizzate dai beneficiari che partecipano al trust in regime d’impresa.

Si precisa che in caso di “Trust misto” solo la parte del reddito complessivo e degli altri importi che sono attribuiti ai beneficiari vanno indicati nel presente quadro: la parte che resta nella disponibilità del Trust va invece riportata nel quadro RN.

Sezione I – reddito o perdita da imputare  
Rigo PN1 In colonna 2, va indicato l’importo delle liberalità in denaro o in natura erogate in favore dei soggetti indicati dall’art. 14, comma 1 del D.L. 35/2005, ossia di:

  • fondazioni e associazioni riconosciute aventi per oggetto statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico[1], e di
  • di fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica[2],

qualora non sia stata esercitata la facoltà applicare la norma in tema di oneri di utilità sociale (art. 100 del Tuir)[3], nonché l’importo delle erogazioni liberali, delle donazioni e di altri atti a titolo gratuito effettuati nei confronti di trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’art. 1 della Legge 112/2016; quest’ultimo importo va indicato anche in colonna 1

In colonna 3, va indicato il reddito di cui al rigo RF63 o, in caso di Trust misto, il reddito di cui al rigo RF66 colonna 1, al netto dell’importo indicato in colonna 2 del presente rigo
Rigo PN2 va indicata, non preceduta dal segno meno, la perdita, di rigo RF63, o in caso di Trust misto, la perdita indicata al rigo RF66, colonna 1
Rigo PN3 colonna 1, l’ammontare delle perdite di periodi di imposta precedenti computabili in diminuzione del reddito in misura limitata[4]
colonna 2, l’ammontare delle perdite di periodi di imposta precedenti computabili in diminuzione del reddito in misura piena[5]
colonna 3, l’ammontare delle perdite di periodi d’imposta precedenti (pari alla somma della colonna 1 e della colonna 2), che non può eccedere l’importo di cui al rigo PN1, colonna 2
Rigo PN4 colonna 1, l’ammontare pari alla somma di rigo RS164 e RS165, fino a concorrenza della differenza tra l’importo di rigo PN1, colonna 2, e quello di rigo PN3, colonna 3
colonna 2, l’ammontare indicato nel rigo RS113, colonna 12, fino a concorrenza della differenza tra l’importo di rigo PN1, colonna 2, e la somma di rigo PN3, colonna 3, e rigo PN4, colonna 1
colonna 3, l’ammontare deducibile di cui al rigo RS290, colonna 1, nel limite del reddito complessivo dichiarato diminuito di tutte le altre deduzioni
colonna 5, il reddito imponibile da imputare ai beneficiari risultante dalla seguente operazione:

PN1, colonna 2 – PN3, colonna 3 – PN4, colonna 1 – PN4, colonna 2 – PN4, colonna 3

[1] di cui al D.Lgs 42/2004.

[2] individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

[3] come previsto dal comma 3 del suddetto articolo 14.

[4] art. 84, comma 1 del TUIR.

[5] art. 84, comma 2 del TUIR.

5) Sezione IV – Crediti d’imposta concessi al Trust e trasferiti ai beneficiari

Nella Sezione IV – Crediti d’imposta concessi al Trust e trasferiti ai beneficiari vanno indicati i crediti d’imposta derivanti da agevolazioni concesse al Trust indicati nel quadro RU che lo stesso attribuisce ai beneficiari.

 

Sezione IV – Crediti d’imposta concessi al Trust e trasferiti ai beneficiari
righi da PN15 a PN18 colonna 1, il codice credito così come desunto dalla tabella allegata alle istruzioni del quadro RU
colonna 2, l’anno di insorgenza del diritto al credito
colonna 3, l’ammontare del credito attribuito ai beneficiari
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Inflazione: più elevata, ma non per sempre

Cose da sapere

L’alta inflazione e l’impatto delle misure mese in campo per mitigarla suscitano oggi grande apprensione fra gli investitori. Riteniamo che, aumentando i tassi, le autorità possano indebolire la domanda in misura sufficiente ad attenuare le pressioni sui prezzi, anche in un contesto di offerta limitata. Questo processo però richiede tempo. In questo approfondimento descriviamo la possibile evoluzione dell’inflazione e le forze in gioco, dal mutamento della spesa per consumi al raffreddamento del mercato immobiliare, e discutiamo cinque importanti considerazioni sugli investimenti che permetteranno agli investitori di sopravvivere – e prosperare – in questo contesto impegnativo.

L’inflazione si conferma una questione di primo piano per gli investitori e le autorità politiche. I prezzi stanno salendo a un ritmo che non si vedeva da generazioni, smentendo le aspettative di quanti credevano che una riapertura generale dell’economia globale avrebbe alleggerito le pressioni inflazionistiche. Invece, una tempesta perfetta si è abbattuta sull’economia mondiale dal lato dell’offerta, spingendo al rialzo i prezzi.

Queste perturbazioni sono difficili da prevedere, per cui è impossibile formulare proiezioni sull’inflazione a breve termine. Non sappiamo quando finiranno i lockdown in Cina, né quando questo darà inizio a una normalizzazione delle catene di approvvigionamento globali. Non sappiamo neppure quando finirà la guerra in Ucraina e si allenteranno le pressioni sui mercati mondiali delle materie prime.

Alla luce di tali incertezze, perché siamo sempre più fiduciosi in una futura moderazione dei prezzi? Perché anche se non abbiamo visibilità sul lato dell’offerta dell’economia globale, gli sviluppi sul lato della domanda stanno diventando più chiari.

La politica monetaria influisce sulla domanda

I prezzi riflettono l’interazione tra domanda e offerta. Quando la domanda supera l’offerta, i prezzi aumentano per riportare l’economia in equilibrio. I vincoli dal lato dell’offerta, come i lockdown in Cina o le carenze di materie prime causate dalla guerra, esulano dalla sfera di competenze della politica monetaria; le banche centrali non possono risolvere questi problemi intervenendo sui tassi d’interesse.

Le autorità monetarie possono tuttavia rallentare la domanda in modo da alleviare le pressioni sui prezzi, anche in un contesto di offerta limitata. A tale scopo, è necessario attuare una politica monetaria restrittiva per ridurre il tasso di crescita a un livello compatibile con la capacità dell’offerta di tenere il passo.

Questo è proprio ciò che le banche centrali stanno facendo. La Federal Reserve ha innalzato i tassi di 75 punti base (pb) a partire da marzo ed è probabile che li aumenti di altri 150-200 pb nel resto di quest’anno. Anche le banche centrali di Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno avviato un ciclo di rialzi, e la Banca centrale europea si prepara a fare altrettanto nei prossimi mesi. Solo la Bank of Japan e la People’s Bank of China sembrano restie ad alzare i tassi a causa di sviluppi specifici nei rispettivi paesi. Tuttavia, la tendenza globale è chiaramente quella di un aumento dei tassi.

Il problema è che la politica monetaria agisce con ritardo. Una volta aumentati i tassi, ci vuole tempo affinché l’economia ne percepisca appieno gli effetti. Non ci si deve aspettare che un rialzo dei tassi di riferimento si traduca immediatamente in un calo della domanda, un rallentamento della crescita e una moderazione delle spinte inflazionistiche. Tuttavia, con l’avanzare dell’anno, la crescita dovrebbe decelerare, favorendo una graduale diminuzione dell’inflazione.

La spesa per consumi si sposta dai beni ai servizi

Nell’ambito di questo rallentamento della crescita, ci aspettiamo un progressivo spostamento della spesa per consumi dai beni ai servizi. Gran parte di questo imminente spostamento è dettato semplicemente dal desiderio di recuperare il tempo perduto. Nella fase acuta della pandemia, quando molti servizi non erano disponibili, le famiglie hanno trasferito i loro acquisti sui beni tangibili. Secondo le nostre stime, gli americani hanno comprato beni in “eccesso” rispetto alla media a lungo termine per oltre 1.000 miliardi di dollari.

Un’altra parte dello spostamento dai beni ai servizi è il frutto di un naturale riequilibrio dei consumi in un contesto di prezzi più elevati. La domanda estremamente robusta e le interruzioni delle catene di fornitura, con le loro marcate ricadute sull’offerta di prodotti, hanno provocato un’impennata dell’inflazione dei beni, che negli Stati Uniti ha toccato un picco di quasi il 20% su base annua (cfr. Grafico). Di conseguenza, i servizi sono diventati relativamente convenienti e quindi più appetibili, e ci aspettiamo che i consumatori modifichino il loro comportamento di conseguenza.

inflazione

 

Affinché l’inflazione rallenti non è necessario che i prezzi scendano, in quanto è ovviamente sufficiente che i prezzi aumentino più lentamente. Questo fenomeno è già visibile in generale nel comparto dei beni, dove i prezzi sono scesi rispetto al picco, e nelle flessioni dei prezzi di alcune categorie particolarmente colpite dal COVID, come le auto usate.

Per quanto concerne l’evoluzione dell’inflazione, riteniamo che nel tempo i prezzi dei beni e dei servizi tenderanno a convergere e che l’inflazione dei beni tornerà al di sotto di quella dei servizi, come accadeva prima della pandemia.

Il calo dell’inflazione dei beni inciderà notevolmente sull’inflazione complessiva, ma non risolverà del tutto il problema. Dopotutto, l’inflazione dei servizi si aggira attualmente intorno al 5%, e anche questo tasso dovrà scendere affinché l’inflazione ritorni verso l’obiettivo. Tale processo sarà tuttavia piuttosto lento; prevediamo infatti che l’inflazione si attesterà probabilmente ancora intorno al 5% a cavallo tra il 2022 e il 2023, e che potrebbe tornare in linea con il target della Fed (2%) solo nel 2024.

Un aiuto dal raffreddamento del mercato immobiliare

Una delle voci più importanti dell’inflazione dei servizi è costituita dagli “affitti figurativi”, che sono il modo in cui l’indice dei prezzi al consumo rileva il costo degli alloggi. E il mercato abitativo è il settore dell’economia più sensibile alla politica monetaria.

I tassi ipotecari negli Stati Uniti sono aumentati bruscamente, superando il 5% per la prima volta in oltre 10 anni. Il rialzo dei tassi ipotecari e dei prezzi degli immobili residenziali negli ultimi anni hanno ridotto notevolmente l’accessibilità economica delle abitazioni. Non c’è da stupirsi, quindi, che le richieste di mutui siano calate sensibilmente e che le vendite di abitazioni nuove ed esistenti siano diminuite (cfr. Grafico).

tassi ipotecari

Ciò suggerisce che il tasso di crescita dei prezzi delle case tenderà probabilmente a rallentare, favorendo presto o tardi una riduzione dell’inflazione dei servizi.

Monitorare i progressi sul fronte dell’inflazione

Dato che questo processo richiederà tempo, non ci aspettiamo che l’inflazione si riporti in linea con l’obiettivo della Fed nel breve periodo. A nostro avviso, l’inflazione di fondo degli Stati Uniti dovrebbe superare di poco il 5% alla fine del 2022 per poi attestarsi leggermente al di sopra del 2% alla fine del 2023, sempre che la Fed continui ad aumentare i tassi e che questi rialzi abbiano l’effetto di rallentare la crescita, due ipotesi che ci sembrano verosimili.

Il modo migliore per monitorare i progressi su questo fronte è condurre una valutazione più generale delle condizioni finanziarie. Sviluppi come un calo delle quotazioni azionarie, un ampliamento degli spread creditizi e un rialzo dei rendimenti dei Treasury concorrono tutti a raffreddare la domanda, trasmettendo la politica monetaria dalla banca centrale all’economia.

Sebbene non esista una misura perfetta delle condizioni finanziarie, tutte le metriche credibili indicano che da quando le banche centrali hanno palesato l’intenzione di rispondere alla persistente inflazione con una politica più restrittiva si è registrato un inasprimento a livello finanziario. Siamo dunque fiduciosi che l’economia sta rallentando e che questo, a sua volta, permetterà di ridurre l’inflazione.

Una recessione è davvero inevitabile?

A nostro avviso, un rallentamento dell’economia non si traduce inevitabilmente in una recessione. Facendo tesoro di quanto appreso dai cicli passati, le banche centrali potrebbero riuscire a trovare il giusto equilibrio tra un rallentamento e una contrazione e orchestrare un atterraggio morbido.

Le autorità monetarie beneficiano inoltre di un ottimo punto di partenza: famiglie e imprese godono di un’ottima situazione patrimoniale e il mercato del lavoro è robusto. Ciò suggerisce che l’economia è in grado di sopportare condizioni più restrittive senza crollare.

Nel medio periodo, l’interrogativo fondamentale riguarda il grado di aggressività con cui le banche centrali continueranno a inasprire la politica monetaria all’aumentare delle indicazioni di un rallentamento della crescita. L’inflazione è una variabile ritardata rispetto al PIL e rimane elevata per qualche tempo anche dopo che la crescita rallenta. Se in questo periodo le autorità monetarie mantengono un orientamento aggressivo, il rischio di una recessione diventa molto elevato; se invece fanno tesoro degli avvenimenti passati e rallentano il ritmo dei rialzi dei tassi con l’avanzare del ciclo per dare il tempo agli interventi precedenti di produrre i loro risultati, si assisterà ad un semplice rallentamento.

Le nostre previsioni riflettono questo risultato: nel corso di quest’anno e nel 2023, ci aspettiamo una decelerazione della crescita in tutte le principali economie e nel resto del mondo, seguita da una stabilizzazione quando le banche centrali ridurranno il ritmo dei rialzi dei tassi.

Implicazioni per gli investitori

L’incertezza ha pesato sulle valutazioni delle attività finanziarie e ha generato un’estrema volatilità. Mentre il mercato passa sbandando dal timore di un’inflazione fuori controllo alla paura di una recessione, gli investitori analizzano febbrilmente ogni singolo dato per pronosticare il futuro. Quali sono dunque le reali implicazioni per gli investitori? Ne abbiamo individuate cinque:

1) Proteggersi dall’inflazione. Essendo probabile che l’inflazione rimanga elevata per qualche tempo prima di tornare verso l’obiettivo, la protezione dall’inflazione può giocare un ruolo utile nei portafogli. Inoltre, con il recedere di forze deflazionistiche quali la globalizzazione, è più plausibile che l’inflazione torni a salire nei prossimi cicli economici. Di conseguenza, vi sono minori chance che le banche centrali intervengano per stabilizzare i mercati in futuro. L’aumento dell’inflazione costituisce dunque un rischio per i mercati, che può essere efficacemente coperto con una protezione esplicita.

2) Privilegiare la gestione attiva. Una gestione dinamica, adattiva e basata su un preciso protocollo operativo a è molto più adatta ad affrontare le tendenze in evoluzione rispetto a una strategia passiva, che può subire contraccolpi. Ad esempio, durante i periodi passati di inflazione elevata, come nel corso delle due guerre mondiali e negli anni ‘70, la classica strategia di costruire un portafoglio immutabile nel tempo senza l’implementazione di alcun protocollo operativo e di risk management, si è dimostrata fallimentare, generando rendimenti reali negativi su periodi di 10 anni

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Negli ultimi tempi i titoli di Stato non hanno fornito quell’àncora di salvezza contro la volatilità azionaria che gli investitori normalmente si aspettano, poiché le correlazioni tra i Treasury USA e le azioni, di solito negative, sono diventate moderatamente positive. Benché ci aspettiamo che le correlazioni tornino in territorio negativo nel tempo, azioni e obbligazioni governative potrebbero restare positivamente correlate finché non avremo maggiore chiarezza sull’inflazione e la politica monetaria non virerà verso la normalità. Solo gli investitori attivi possono reagire con agilità a questo genere di fluttuazioni.

3) Trarre vantaggio dalle interazioni sui mercati. Stando agli indicatori prospettici come i tassi di breakeven a lungo termine, i mercati rimangono fiduciosi che presto o tardi le banche centrali riusciranno a riportare l’inflazione verso il target. Tuttavia, il percorso sarà verosimilmente costellato da volatilità. Nel tentativo di contenere l’inflazione, le autorità monetarie possono ricorrere non solo ai tassi d’interesse, ma anche alla normalizzazione dei bilanci. Ciò significa che l’interazione tra rendimenti, volatilità e forma della curva dei rendimenti potrebbe creare opportunità d’investimento nei mercati dei tassi e degli strumenti cartolarizzati.

4) Considerare le obbligazioni high yield. Nella maggior parte dei casi i rendimenti reali dei Treasury USA (rendimenti nominali al netto dell’inflazione attesa) sono diventati positivi e gli spread creditizi sono pari o superiori alla media. Gli spread e i rendimenti più elevati cominciano a richiamare gli investitori, e non a caso: quel rendimento supplementare può compensare sia l’inflazione che l’incertezza, entrambe elevate. In questo contesto, il “carry” – essenzialmente, il reddito offerto dalla cedola dell’obbligazione – la fa da padrone.

5) Ampliare i propri orizzonti. Pur essendo più elevata a livello globale, l’inflazione varia a seconda delle regioni e dei paesi: ad esempio, Nord America, Europa e Australia hanno registrato un’accelerazione della crescita dei prezzi molto più marcata rispetto a Cina e Giappone. L’inflazione, inoltre, ha colpito molto duramente i mercati emergenti come il Brasile, il Messico e i paesi dell’Europa centrale e orientale, costringendo le loro banche centrali a intervenire con determinazione per riportare l’inflazione in linea con gli obiettivi, muovendosi in anticipo rispetto alle loro omologhe del G10.

Gli investitori obbligazionari globali possono trarre vantaggio da questa gamma di opportunità, la più ampia degli ultimi vent’anni, per migliorare il potenziale di rendimento attraverso la selezione dei paesi e delle valute.

Nei contesti di inflazione elevata, la capacità di adattamento è fondamentale

Per domare l’inflazione ci vuole tempo, e il percorso potrebbe essere accidentato. Tuttavia, chi adotta un atteggiamento flessibile ed adattivo si troverà in una posizione di vantaggio. Con un approccio agile, gli investitori obbligazionari possono a nostro avviso prosperare anche in questo nuovo scenario.

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Come difendersi dal caller ID Spoofing

Il caller ID Spoofing è una tecnica fraudolenta che consiste nel modificare il numero del chiamante fingendosi un istituto bancario o un supporto tecnico allo scopo di spingere gli interlocutori a trasferire denaro, comunicare dati personali o compromettere il dispositivo telefonico stesso.

Come funziona?

Si tratta di tentativi di raggiri telefonici basati sulla falsificazione dell’identità del chiamante solitamente visualizzata sul display del telefono, impersonificando talvolta anche utenze legittime.
Tramite il caller ID spoofing vengono architettate truffe basate su due particolari declinazioni di phishing, sempre più comuni e usati: il vishing (phishing tramite chiamata vocale) e lo smishing (phishing tramite SMS, Short Messagge Service).

Alcuni esempi:

  • Ingannevoli comunicazioni bancarie. La chiamata telefonica di un finto operatore di banca tramite argomentazioni fallaci persuade la vittima a fornire i codici dispositivi del proprio rapporto finanziario, autorizzare operazioni fraudolente dal proprio conto corrente oppure ad accedere al proprio conto online mediante un link web artefatto.
  • L’invio di SMS da fonti apparentemente attendibili. Si potrebbe ricevere un SMS apparentemente proveniente da un contatto conosciuto come una filiale di Banca che con un falso pretesto invita a fare clic su di un link che in realtà potrebbe far scaricare un malware sul proprio dispositivo o sottrarre credenziali dirottando il malcapitato verso pagine web di phishing.

Come difendersi?

  • Non fornire mai codici, credenziali o informazioni personali al telefono: nessun operatore di Banca Generali ti chiederà mai questi dati al telefono, neppure per urgenze o verifiche di sicurezza.
  • Non cliccare su link ricevuti via SMS: la Tua banca non ti chiederà mai di collegarti alla tua Area Riservata inviandoti il collegamento diretto via messaggio, neppure in ragione di presunti motivi tecnici o di sicurezza.
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Lazard European Alternative

La Strategia Azionaria Long/Short

Il fondo investe in azioni europa utilizzando una strategia long-short: i gestori prendono posizioni lunghe in azioni che si prevede si apprezzino e posizioni corte in singoli titoli, thematic basket (insieme di titoli basati su temi appositamente creati) e strumenti future. Una strategia azionaria long-short intende minimizzare l’esposizione al mercato, smussando il profilo di volatilità traendo profitto dall’apprezzamento delle azioni nelle posizioni lunghe e dal deprezzamento delle posizioni corte.

Focus su Risk Management e Preservazione del Capitale

Considerando ciascuna posizione in portafoglio come un centro di profitto a se stante, l’obiettivo del team è quello di preservare il capitale in ogni fase del ciclo di mercato. Questo avviene tramite un monitoraggio costante delle posizioni, l’utilizzo di strumenti liquidi come i futures, e determinate scelte di asset allocation durante i periodi di maggiore volatilità. Il risultato è una volatilità di portafoglio media nettamente inferiore rispetto a quella dei principali indici di mercato e un drawdown (perdita massima) medio minimo nelle fasi di ribasso. Queste due caratteristiche rendono il fondo particolarmente adatto agli investitori che hanno come obiettivo la protezione del capitale.

I risultati della gestione sono chiari nel grafico seguente, che confronta i rendimenti del fondo Lazard European Alternative (LEAF) con quelli dell’indice rappresentativo delle azioni europee, avvenuti nei mesi con rendimenti di mercato più negativi:

Lazard Europe Alternative

 

Perché una Strategia Long/Short?

Le strategie azionarie long/short sono interessanti ai fini della mitigazione del rischio, in quanto offrono agli investitori un flusso tendenziale di rendimenti non correlato alle classi di attivi tradizionali. Questi approcci di investimento consentono ai gestori una maggiore flessibilità, in termini di espressione dei propri giudizi d’investimento rispetto a quelli long-only.

 

Lazard

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Pronti Contro Termine 2022

Dal 15 al 30 Giugno i già Clienti BG e nuovi clienti potranno sottoscrivere un Pronti Contro Termine (PCT) con durata 1° Luglio – 31 Ottobre 2022.
Tale operazione permette di investire la liquidità, per un periodo di tempo determinato, su uno strumento finanziario a basso rischio e con un rendimento predefinito dell’1,50% annuo lordo.

I Fondamentali del Pronti Contro Termine 1,50%:

L’investimento può provenire solo da RACCOLTA FRESCA (nuova liquidità).
Raccolta Fresca: Si intende la nuova liquidità, conferita dal Cliente sul conto di addebito dell’operazione di sottoscrizione del PCT, dal 23 maggio 2022 al 30 giugno 2022.
Tali somme non devono derivare da disinvestimenti di strumenti finanziari e prodotti assicurativi detenuti su Banca Generali e/o dalla stessa intermediati.

TIPOLOGIA DI PRODOTTO
Pronti Contro Termine con tasso lordo annuo all’1,50%

STRUMENTO FINANZIARIO
Titolo governativo spagnolo

DESTINATARI DELL’OFFERTA
•Clienti nuovi e già clienti BG titolari di un C/C e di un Dossier Titoli
• Persone Fisiche e Persone Giuridiche.
• Offerta aperta anche ai Clienti non residenti e agli US Person (esclusi gli US Person con residenza negli Stati Uniti D’America).
I nuovi Clienti prima di aderire alla nuova soluzione di investimento dovranno aprire un Conto e Dossier Titoli della gamma BG

PERIODO DI SOTTOSCRIZIONE
15 Giugno – 30 Giugno 2022
Le operazioni in questo periodo saranno inserite a sistema, ma non eseguite.

DURATA
1° Luglio – 31 Ottobre 2022 (4 mesi)
Tutte le operazioni saranno eseguite massivamente il 1° Luglio

TASSO NOMINALE ANNUO LORDO
• 1,50% annuo lordo. Tasso riconosciuto pro rata per 4 mesi
• L’importo oggetto dell’investimento deve prevenire da nuova liquidità (raccolta fresca).

SCADENZA
31 Ottobre 2022

IMPORTO INVESTIMENTO
• Minimo € 15.000
• Massimo € 500.000
Al fine di assicurare il rispetto dell’importo minimo e massimo di sottoscrizione sarà possibile l’inserimento di un solo ordine per CDG

COMMISSIONI/SPESE
Nessuna commissione di negoziazione
Rimangono a carico del Cliente eventuali costi di custodia, commissioni, spese di qualunque altro genere e/o gli oneri fiscali che la Banca dovesse sostenere in relazione alle operazioni di Pronti contro Termine.

FISCALITA’
• 12,50% sul rendimento
• Imposta di bollo 0,20% annuo sul DT in fase di rendicontazione

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Punto settimanale sui mercati

A settembre di quest’anno si volterà pagina.Dopo l’aumento di 25 punti base del 21 luglio, la BCE accelererà il tasso in autunno: +0,5%. Oltre a ciò, +0,25% per trimestre. L’aumento sarà, nel linguaggio dell’istituzione, sostenuto ma graduale. Obiettivo a medio termine? Il tasso neutro, pari al 2%, o addirittura superiore con l’avvicinarsi dell’estate del 2024. Sebbene sia ancora Christine Lagarde a scrivere il manoscritto, non sembra avere tutte le carte in mano. Come se fosse assillata da un editore che ha fretta di andare in stampa, la BCE reagisce piuttosto che agire.  La BCE è schiacciata dall’aumento dell’inflazione, che è più forte del previsto (7% previsto per la fine dell’anno) e sta già intaccando la crescita economica.Come per la BOE, la morsa si stringe nella zona euro, dove la BCE, troppo lenta nell’adeguare la sua politica, si trova nella difficile posizione di un giocatore di scacchi che deve sacrificare la sua regina (la crescita) per salvare il suo re (la stabilità dei prezzi), al prezzo di danni collaterali già visibili… Lo spread tra i rendimenti dei Bund tedeschi e dei BTP italiani ha iniziato ad allargarsi in reazione alla conferenza stampa di una Lagarde che si è mostrata meno materna. Sebbene preoccupato per il rischio di “frammentazione” degli spread tra i Paesi, non sono stati rivelati gli strumenti per contenere la dislocazione dei rendimenti sovrani della zona, poiché probabilmente non esistono in assenza di un consenso all’interno del Consiglio.  La mancanza di consenso è evidente anche nella mancanza di audacia nell’uscita dalle politiche quantitative. A differenza della FED e della BOE, la BCE non comprimerà attivamente il proprio bilancio… Se gli acquisti netti di attività cesseranno il 1° luglio, le obbligazioni continueranno a essere reinvestite attraverso il programma standard di acquisto di attività (APP). Il Programma di acquisto di emergenza per le pandemie (PEPP) viene mantenuto fino alla fine del 2024. Questo aggiustamento tardivo, volto a contenere l’inflazione attraverso la repressione finanziaria di un surriscaldamento economico che non esiste più, è solo a metà, poiché i prezzi dei beni di prima necessità, che sono diventati più scarsi, sono diventati indipendenti dalla domanda… Quale aggregato economico della zona euro resta da reprimere per sgonfiare questa inflazione che, ricordiamolo, resta fuori dalla portata delle Banche Centrali perché trainata dall’esplosione dei prezzi dei cereali (condizioni climatiche sfavorevoli, guerra in Ucraina), del petrolio (sottoinvestimento da parte dei produttori) e del gas che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, potrebbe essere razionato quest’inverno in Europa, al culmine dell’aumento dei tassi della BCE… Perché non citare il valore dell’euro storicamente basso che, vicino alla parità con il dollaro in cui sono denominate queste materie prime, aumenta il prezzo alla pompa e sullo scaffale con ogni centesimo che perde? Quale messaggio ci sta inviando la BCE sulla sua valuta? Che senso ha un euro debole in tempi di alta inflazione? In un mondo che sta rallentando, deglobalizzandosi, di fronte alla concorrenza di uno yen storicamente basso, l’argomento della competitività delle esportazioni è ben compreso come prima?  Come spesso accade dopo l’uscita di Draghi, il mercato ha il delicato compito di interpretare la mancanza di chiarezza delle conferenze stampa della BCE…

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IL TRUST HOLDING LA TUTELA ED OPERATIVITA’ RISPETTO ALLA HOLDING SOCIETA’ DI CAPITALI, E CON UNA NOTEVOLE CONVENIENZA FISCALE.

Usualmente la holding quale capogruppo societaria è costituita in forma di società di capitali, quale strumento per la gestione delle partecipazioni: può essere una società in parte anche operativa, che detiene partecipazioni di maggioranza/minoranza di società operative, o anche liquidità, titoli, immobili e altri beni.

Con la holding società di capitale nonché anche con il trust holding si tende a realizzare: la tutela dell’integrità del Gruppo secondo le linee guida del fondatore; disciplina dei rapporti societari/familiari al fine di evitare ripercussioni sull’operatività del Gruppo; visione strategica di Gruppo; razionalizzazione della struttura finanziaria; potenziali benefici fiscali (participation exemption, consolidato fiscale, IVA di gruppo, ecc.); politica di erogazione di dividendi alla famiglia; pianificazione del trasferimento generazionale.

Il trust holding, però presenta maggiori vantaggi, non solo fiscali, rispetto alla holding società di capitali con partecipazioni.

Con il trust si ottiene la perfetta segregazione patrimoniale dei beni conferiti: i beni rimangono esposti solo alle pretese dei creditori del trust, ossia coloro nei cui confronti il trustee ha contratto obbligazioni per l’amministrazione e la gestione dei beni trasferiti.

I beni conferiti in trust non sono “aggredibili” dai creditori del trustee/disponente/beneficiari, nel caso della holding societaria di capitali, invece, i creditori particolari del socio della holding possono, invece, aggredire le sue quote/azioni, potendo mettere a repentaglio anche l’equilibrio societario, quindi quello che non è aggredibile (le quote o azioni) nelle società operative lo si può fare nella holding societaria titolare delle quote ma in ultima analisi titolale  del socio persona fisica.

Con il trust holding è, inoltre, possibile gestire al meglio la pianificazione successoria, specie in caso di passaggio generazionale: il conferimento delle partecipazioni in trust permette di rinviare la decisione di chi, tra i discendenti, possa guidare il Gruppo, e nel contempo impedire il frazionamento della proprietà e l’arresto dell’operatività, inoltre se gli eredi sono minori e non si è ancora individuato tra i discendenti chi ha maggiori doti di imprenditore non ci saranno problemi di tutore nominato del Giudice Tutelare.

Diversamente nel caso della holding società di capitale, anche in presenza di una puntuale regolamentazione statutaria, la morte del socio di riferimento (così come la sua sopravvenuta incapacità), può condurre allo stallo della gestione (con conseguente perdita di valore); allo stesso modo il ricorso a soluzioni come l’usufrutto delle quote, oltre che lasciare esposto il socio usufruttario e nudo proprietario alle azioni dei suoi creditori, è una soluzione “rigida” che non consente modifiche nel caso in cui – in seguito alla costituzione dell’usufrutto – si volesse lasciare ad un solo discendente l’attività d’impresa, riservando agli altri la liquidità o la parte immobiliare.

Accanto ai vantaggi insiti della natura ed effetti del trust vi sono dei notevoli vantaggi fiscali.

Nel conferimento delle partecipazioni iniziale alla holding.

  • Con il conferimento di partecipazioni in una holding(società di capitali o società di persone) può comportare il realizzo delle plusvalenze, salve le ipotesi previste dall’art. 175 del T.U.I.R., ossia per il conferimento di partecipazioni di controllo/collegamento o dall’art. 177 del T.U.I.R., ossia in caso di permuta-conferimento con conseguente acquisizione del controllo della società scambiata.

Pertanto, tranne per le ipotesi sopra indicate, nel caso di azioni non di controllo/collegamento, obbligazioni, strumenti finanziari partecipativi, partecipazioni non di collegamento, o ancora quando per effetto del conferimento non si acquisisce il controllo, ecc., il conferente realizza un capital gain (o reddito d’impresa se i beni sono detenuti in regime di impresa), con conseguente tassazione e applicazione dell’art. 9 del T.U.I.R., dato che il conferimento configura una cessione a titolo oneroso.

Ugualmente allo stesso modo nel caso di conferimento di immobili che hanno i requisiti di cui all’art. 67, comma 1, lett. b), del T.U.I.R. (ossia immobili detenuti da non più di cinque anni).

E nel caso di conferimento di beni in una holding società di capitali è, inoltre, richiesta la perizia giurata di stima (artt. 2343 c.c. ss., o art. 2465 c.c.).

Addirittura, il conferimento di partecipazioni in regime di neutralità fiscale potrebbe essere oggetto di contestazione da parte dell’Amministrazione finanziaria per abuso del diritto (elusione fiscale).

  • Con la devoluzione di partecipazioni e di beni in trust non comporta realizzo di capital gain, in quanto non configura una cessione a titolo oneroso (il disponente non riceve, infatti, partecipazioni in cambio),e non necessita della perizia di stima ex 2343/2465 c.c.

Così per le imposte indirette, è oramai consolidato il principio giuridico della Cassazione che tali devoluzioni sono soggette a tassa fissa in quanto non si realizza al momento l’effetto traslativo.

Infine, va ricordato che il trasferimento di azienda o di partecipazioni di controllo, in un trust irrevocabile e non discrezionale, per un periodo non inferiore a 5 anni, e con contestuale impegno del trustee a proseguire nell’esercizio dell’attività d’impresa o di detenzione delle partecipazioni, non sconta alcuna imposta – in base all’art. 3, comma 4-ter, D.lgs. n. 346/1990 – sempreché i beneficiari siano i discendenti e/o il coniuge del disponente ed in tale senso la stessa AE con la risoluzione n. 110/E/2009

Distribuzione dividendi

Sia la holding societaria e trust holding hanno una tassazione sostanzialmente equivalente, dato che – a fini fiscali – l’art. 73, lett. b), c) e d), del T.U.I.R. include espressamente il trust tra i soggetti passivi dell’IRES.

Tuttavia, il comma 2 dell’art. 73, introduce una deroga, prevedendo una sorta di regime di trasparenza nei casi in cui i beneficiari dei trust siano individuati (ossia nel caso di trust trasparente o misto, in contrapposizione al trust senza beneficiari individuati, detto opaco), per cui nel caso di beneficiari individuati, si può dire che la tassazione del trust trasparente assume una connotazione bifasica:

(1) determinazione del reddito imponibile in capo al trust, che lo fa secondo le regole proprie dei soggetti IRES, commerciali e non;

(2) successiva imputazione dell’imponibile (in ogni caso, e cioè a prescindere dall’effettivo incasso) ai beneficiari, con una dizione atecnica da parte del legislatore, che parla di imputazione del reddito “in proporzione alla quota di partecipazione”, secondo un modello ricalcato sulla tassazione degli enti societari, ancorché il trust non abbia tali caratteristiche (nel trust non vi sono soci, ed i beneficiari non hanno diritto a influenzare la gestione con nomina amministratori, ecc.).

Vi sono due tipologie di Trust commerciale e non commerciale:

  1. Per i trust non commerciali: i dividendi ricevuti da società conferite in trust concorrono a formare il reddito del trust nella misura del 77,74%:
  • trust opaco non commerciale: i)i dividendi percepiti sono imponibili nel limite del 77,74 ed assoggettati a tassazione con l’aliquota del 24%; ii)le plusvalenze su partecipazioni sono imponibili secondo il regime di tassazione proprio delle persone fisiche-
  1. Trust commerciale
  • il trust opaco commerciale: l’imposizione è quella prevista anche per le società commerciali imponibile al 5%
  1. Persone fisiche titolari di Dividendi. La Finanziaria 2018 (L. 205/2017) ha uniformato per le persone fisiche non imprenditori,la tassazione degli utili di natura qualificata e non qualificata, prevedendo anche per i primi la tassazione tramite ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 26% in luogo della tassazione con le aliquote marginali IRPEF su una base imponibile parziale (40%, 49,72% o 58,14% a seconda del periodo di formazione degli utili per gli anni antecedenti al 2016).

Si pongo a raffronto le varie ipotesi di tassazione a confronto dei Dividendi

confronto fiscalità

Tassazione a confronto – Plusvalenza

confrontoplus

In caso di liquidazione della holding società con assegnazione ai soci /beneficiari

I vantaggi del trust holding, rispetto alla holding societaria, emergono altresì in caso di assegnazione dei beni ai beneficiari del trust holding, rispetto ai soci della holding societaria.

Anche dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 48/2007, l’assegnazione dei beni ai beneficiari non comporta ulteriore tassazione (sia diretta che indiretta), in quanto: i) se il trust è trasparente, il reddito imputato per trasparenza è già stato tassato secondo le aliquote personali del beneficiario e l’effettiva percezione rimane una mera movimentazione finanziaria, ininfluente ai fini della determinazione del reddito; allo stesso modo ove il reddito abbia scontato una tassazione a titolo d’imposta o di imposta sostitutiva; ii) sulla base dei medesimi principi, i redditi conseguiti e correttamente tassati in capo al trust prima della individuazione dei beneficiari (quando il trust era “opaco”), non possono scontare una nuova imposizione in capo a questi ultimi a seguito della loro distribuzione.

Nel caso di liquidazione della holding societaria, invece, se il socio è persona fisica che non agisce in regime di impresa, l’art. 47, comma 7, del T.U.I.R. stabilisce che costituisce utile la parte delle somme o del valore normale dei beni ricevuti dai soci (in caso di liquidazione della società) che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione, ovvero il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate (con un trattamento fiscale differenziato a seconda che trattasi di partecipazione qualificata o meno).

Eguali conseguenze si producono per la holding ai fini IVA, nei casi in cui l’operazione sia rilevante, come, per esempio, nel caso di immobili.

Vantaggi societari del trust holding rispetto holding societaria

Il trust holding rappresenta uno strumento più efficace della holding societaria anche per gli aspetti societari che riguardano la gestione delle partecipazioni.

Pur in presenza di un’ottima regolamentazione statutaria e pattizia, la holding infatti sconta – da un lato – i limiti dei patti parasociali, che hanno natura obbligatoria e non reale, hanno una durata limitata nel tempo, e – dall’altro – il limite della rigidità dell’assetto societario che necessita di maggioranze, a volte anche molto elevate, per la sua modifica.

Basti pensare al caso, invero frequente, in cui il “capo-famiglia” si spoglia della nuda proprietà, riservando a sé medesimo l’usufrutto sulle quote/azioni, ed ai rischi – in caso di morte – di avere membri della stessa famiglia che sono in conflitto tra loro e non riescono a trovare un’intesa neppure per l’approvazione del bilancio.

Nel trust holding, invece, l’assunzione del ruolo di amministratore  o di protector da parte del disponente finché in vita, e l’indicazione di un trustee per il post mortem, assicura la continuità nella gestione, senza i traumi derivanti dalla successione ereditaria. In altre parole, la holding appare vulnerabile in caso di morte del socio o di pignoramento delle azioni ad opera dei creditori del socio; per contro, nel trust holding l’unico soggetto titolato ad esercitare i diritti amministrativi e patrimoniali (diritto di voto, diritto al dividendo, ecc.) è il trustee, ed il trust resta insensibile alle vicende debitorie del settlor o alla sua eventuale morte.

L’utilizzo del trust holding, come strumento di controllo delle partecipazioni, può inoltre permettere di evitare il bilancio consolidato. Gli artt. 25 e 26 del D.Lgs. n. 127/1991 obbligano S.p.a., S.a.p.a. e S.r.l. al consolidamento di bilancio delle imprese controllate, poiché il trust non è soggetto indicato dall’art. 25 del D.Lgs. n. 127/1991 non ha obblighi di consolidamento, e quindi ha meno costi.

L’utilizzo del trust holding, inoltre, se con determinate caratteristiche, consente anche di evitare le responsabilità connesse alla c.d. direzione e coordinamento, di cui agli artt. 2497-2497-septies c.c. che postula responsabilità diretta: i) nei confronti dei soci degli enti controllati per pregiudizio alla redditività/valore; ii) nei confronti dei creditori sociali per lesioni all’integrità patrimoniale.

Secondo l’opinione comune il trust non è intestazione fiduciaria, né interposizione di persona: il trustee riceve istruzioni vincolanti dal soggetto indicato nell’atto istitutivo (disponente, guardiano o beneficiario) alle quali deve sottostare, pena l’inadempimento dell’obbligazione fiduciaria, e ciò comporterebbe l’interruzione della catena di controllo (ad eccezione del c.d. bare trust).

L’utilizzo del trust come holding può, inoltre, può essere utile per la gestione dei piani di stock option: l’attribuzione di stock option fa nascere una molteplicità di soci di minoranza, che possono creare fastidi e ostacolare l’armonia della corporate governance.

L’utilizzo del trust, al quale la società emittente trasferisce le azioni oggetto del piano di incentivazione, indicando i dipendenti/manager quali beneficiari, offre i seguenti vantaggi: i) vi è un solo titolare del diritto di voto (il trustee individuato dalla società emittente), che si pone come unico interlocutore in assemblea; ii) vi è un maggiore controllo da parte della società emittente sulla cessione delle azioni, una volta che sia trascorso il periodo di vesting; iii) i beneficiari sono liberati dagli adempimenti relativi al piano di stock option (in quanto assolti dal trust).

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Trust Istituito a favore di Soggetti Deboli o Disabili

Il trust può essere istituito a vantaggio di soggetti deboli, quali per esempio minori o disabili.

In questi casi è possibile dare protezione e sostentamento economico a tali soggetti (le cui posizioni di beneficiari di reddito o finali dovranno essere attentamente delineate nell’atto istitutivo), senza che costoro debbano mai amministrare direttamente i beni destinati (per esempio a causa di disabilità fisiche e/o psichiche, ovvero semplicemente perché si dubita della loro oculatezza nella gestione dei medesimi).

La struttura preferibile per un atto siffatto appare essere quella del trust autodichiarato, la quale permette al disponente (che solitamente è un genitore od un parente stretto del disabile) di continuare, nella veste di trustee, ad amministrare i beni (fermo che si potrà prevedere il futuro subentro in tale ruolo di un soggetto terzo).

Trust e Legge Dopo di Noi

Nel caso poi in cui il beneficiario del trust sia un disabile grave (ovvero sia affetto da una grave disabilità come definita dalla legge n°104 del 1992), sarà altresì possibile usufruire dei vantaggi fiscali previsti dalla legge n°112 del 2016, detta anche legge sul “Trust Dopo di Noi”.

Nell’atto istitutivo di un Trust Dopo di Noi sarà possibile inserire un dettagliato progetto di vita per il disabile grave. In questo modo, finché durerà il trust, e quindi anche qualora l’ufficio di trustee sia ricoperto da un soggetto diverso da un familiare del disabile grave, sarà possibile evitare la sua instituzionalizzazione.

Tassazione del Trust Dopo di Noi, Agevolazioni Fiscali e sue Caratteristiche

Al conferimento dei beni in trust, infatti, non si applicherà l’imposta sulle successioni e donazioni (mentre le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicheranno in misura fissa) qualora:

  1. siano perseguite come finalità esclusive l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza del disabile e tali finalità siano espressamente indicate nell’atto istitutivo;

  2. per la stipula venga utilizzata la forma dell’atto pubblico;

  3. siano indicati in maniera chiara e univoca:

    • soggetti coinvolti ed i loro rispettivi ruoli;

    • la funzionalità e i bisogni specifici del disabile beneficiario, nonché le attività assistenziali necessarie a garantirne la cura e la soddisfazione dei suoi bisogni (comprese le attività finalizzate a ridurre il rischio della istituzionalizzazione);

    • gli obblighi del trustee con riguardo al progetto di vita e agli obiettivi di benessere che lo stesso deve promuovere in favore del beneficiario, nonché le modalità di rendicontazione;

  4. esclusivo beneficiario sia il disabile grave;

  5. sia prevista la figura del guardiano (al quale spetta il controllo della gestione del trustee);

  6. il trust cessi alla morte del beneficiario disabile grave;

  7. sia stabilita la destinazione del patrimonio residuo.

Cosa accade alla Morte del Beneficiario Disabile?

La legge sul Trust Dopo di Noi, inoltre, prevede che alla morte del beneficiario disabile:

  • se il disponente è ancora in vita e non sono stati individuati dei beneficiari finali, il ri-trasferimento a costui dei beni destinati godrà delle medesime esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni di cui sopra (e le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicheranno sempre in misura fissa);

  • se sono stati, invece, individuati dei beneficiari finali, il trasferimento a costoro dei beni destinati sconterà l’imposta sulle successioni e donazioni con applicazione delle relative aliquote e franchigie avuto riguardo al loro rapporto di parentela o coniugio con il disponente.