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Trust: imposte fisse per l’atto devolutivo e proporzionali solo all’effettivo trasferimento

Trust: imposte fisse per l’atto devolutivo e proporzionali solo all’effettivo trasferimento
(D’Amato Gregorio Pietro dottore commercialista in Brescia e Salerno)

La CTR Lombardia Sezione Staccata di Brescia sez. 25 con due sentenze identiche del 28/08/2020 ha richiamato la più recente giurisprudenza di cassazione in cui è stato affermato il principio per il quale il trasferimento di immobili al trustee che non sia beneficiario del trust “avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi, poiché non ne comporta l’attribuzione definitiva allo stesso trustee, che è tenuto solo ad amministrarlo e a custodirlo, in regime di segregazione patrimoniale, in vista del suo ritrasferimento ai beneficiari del “trust”. E che si tratta di “titolarità solo strumentale e temporanea in quanto finalizzata al perseguimento delle finalità di cui all’atto costitutivo. E così successivamente in data 16/10/2020 la sezione 26 della medesima CTR ha stabilito che il trasferimento dei beni effettuato dal disponente (settlor) a favore del trustee non comporta la loro attribuzione definitiva a quest’ultimo, che è tenuto solo ad amministrarli e custodirli – in regime di segregazione patrimoniale – in vista del futuro trasferimento definitivo ai beneficiari del Trust. Perché ricorrano i requisiti per l’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale occorre un effettivo trasferimento di ricchezza
mediante un’attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale all’attuazione degli scopi sottesi alla costituzione del vincolo segregativo, attribuzione che si realizza solo con il trasferimento finale del bene al beneficiario. Con il Trust non si configura un trasferimento di proprietà, avendo il Trustee un potere limitato e confinato rispetto a quello della proprietà.

Orientamenti giurisprudenziali Conformi:

Cass. civ. sez. VI – 5, Ord., (ud. 15-01-2020) 11-03-2020, n. 7003
Cass. civ. sez. VI – 5, Ord., (ud. 09-10-2019) 07-02-2020, n. 2897
CTR Lombardia, Sez. distaccata di Brescia, sentenza 28 agosto 2020, n. 1822
CTR Lombardia, Sez. distaccata di Brescia, sentenza 28 agosto 2020, n. 1823
CTR Lombardia, Sez. distaccata di Brescia, sentenza 16 ottobre 2020 n. 2334
CTR Emilia Romagna Bologna del 24-02-2020 n. 583
CTR Campania Sez. 23 del 20/01/2020 n. 618
Difformi: Cass. Civ. Ord. del 15/01/2019 n. 734  – CTR Perugia 28/03/2017

La CTR Lombardia Sezione Staccata di Brescia con tre sentenze della Sezione n. 25 del 28 agosto 2020 nn. 1822 e 1823 e la sezione n. 26 del 16 ottobre 2020 n. 2334 ha nuovamente confermato, e ribadito quanto da giurisprudenza consolidata della Cassazione è stato ampiamente stabilito in merito agli atti devolutivi di trust che scontano l’imposta fissa sia per le imposte di registro, catastali ipotecaria e nulla è dovuto per l’imposta di donazione. Le tre sentenze qui in commento hanno confermato quanto dalla Cassazione stabilito incontrovertibilmente che oramai è un principio consolidato secondo cui con gli atti di devoluzione in trust non si verifica nessun arricchimento, e nessuna capacità contributiva si manifesta da parte del Trustee. Mentre, l’unico che invece non riesce a comprenderlo è l’Agenzia delle Entrate che persevera in tale sua opinione che non trova nessuna attenzione ed accoglimento da parte degli attenti e capaci Giudici di merito che sia in primo grado avevo accolto il ricorso dei ricorrenti così in appello sono stati rigettati gli appelli proposti alle già sentenze favorevoli dei contribuenti. Come sul dirsi errare è umano ma perseverare è diabolico.

La Sezione n. 25 della CTR Lombardia sez. staccata di BS con due sentenze gemelle nn. 1822 e 1823 del 28 agosto 2020 ha respinto l’appello dell’Ufficio  stabilendo che la più recente giurisprudenza ha affermato il principio per il quale il trasferimento di immobili al trustee che non sia beneficiario del trust “avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi, poiché non ne comporta l’attribuzione definitiva allo stesso trustee, che è tenuto solo ad amministrarlo ed a custodirlo, in regime di segregazione patrimoniale, in vista del suo ritrasferimento ai beneficiari del “trust”. Detto atto, pertanto, è soggetto a tassazione in misura fissa, sia per quanto attiene all’imposta di registro che alle imposte ipotecaria e catastale, e con grande puntualità e precisione richiama le tale principio stabilito dalle sentenze della Cass. n. 975/18; Cass. n. 21614/16; Cass. n. 25478115, Cass. civ. sez. VI, n. 30821/2019.

L’affidamento comporta infatti solo una disponibilità transitoria in attesa del ritrasferimento dei beni agli effettivi beneficiari, senza trasferimento effettivo di proprietà in capo al trustee e senza un incremento patrimoniale in suo favore: “una vera manifestazione di forza economica – molto compiutamente i giudici della CTR stabiliscono che di capacità contributiva prende consistenza solo quando la funzione
del trust viene attuata, e richiama, peraltro, quanto stabilito in merito dalla Cass. civ. sez. trib. n. 15453/2019. Nel caso di specie, è vero che l’atto di devoluzione riporta che “il trustee dispone dei beni in trust senza alcuna limitazione” ma aggiunge “salve quelle risultanti dal citato
atto istitutivo del trust. Inoltre, specifica espressamente che si tratta di “titolarità solo strumentale e temporanea in quanto finalizzata al persegui mento delle finalità di cui all’atto costitutivo”.

La sentenza della corte di Cassazione Sez. VI – 5, Ord., (ud. 11-09-2019) depositata il 26-11-2019, n. 30821, ed in maniera molto precisa richiamata dai giudici della Sezione 25ha dichiarato che è manifestamente fondato alla stregua della giurisprudenza della stessa Corte che ha espresso il consolidato orientamento secondo cui il trasferimento dal “settlor” al “trustee” di immobili e partecipazioni sociali per una durata predeterminata o fino alla morte del disponente, i cui beneficiari siano i discendenti di quest’ultimo (come verificatosi nel caso di specie) avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi, poiché non ne comporta l’attribuzione definitiva allo stesso trustee, che è tenuto solo ad amministrarlo ed a custodirlo, in regime di segregazione patrimoniale, in vista del suo ritrasferimento ai beneficiari del “trust”.

Detto atto, pertanto, è soggetto a tassazione in misura fissa, sia per quanto attiene all’imposta di registro che alle imposte ipotecaria e catastale. (Cass. n. 975/2018; Cass. n. 21614/2016; Cass. n. 25478/2015). Il trasferimento dei beni al trustee avviene, infatti, a titolo gratuito, non essendovi alcun corrispettivo, ed il disponente non intende arricchire il trustee, ma vuole che quest’ultimo li gestisca in favore dei beneficiari, segregandoli per la realizzazione dello scopo indicato nell’atto istitutivo del trust, per cui l’intestazione dei beni al trustee deve ritenersi, fino allo scioglimento del trust, solo momentanea. Si deve rilevare che oramai la Cassazione è univoca nello stabilire che per gli atti sia istitutivi che devolutivi in trust si applichi l’imposta in misura fissa. Anche con tale pronuncia si consolida sempre più la corretta interpretazione della tassazione degli atti devolutivi in Trust che scontano la tassazione fissa, che non sfugge all’attenta e competente giurisprudenza sia di merito, come nel caso di specie per la sez. 25 con le sentenze in commento, che di legittimità al contrario della ormai anacronistica posizione dell’Agenzia delle Entrate che non fa altro che determinare inutili contenziosi che sin dal primo grado la vede soccombente.

Del resto la Cassazione è univoca in merito e la Cass. civ. n. 1131/2019 ha stabilito che:
a) “non si può trarre dallo scarno disposto del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47, il fondamento normativo di un’autonoma imposta, intesa a colpire ex se la costituzione dei vincoli di destinazione, indipendentemente da qualsivoglia evento traslativo, in senso proprio, di beni e diritti, pena il già segnalato deficit di costituzionalità della novella così letta”; b) “in relazione agli atti di dotazione del fondo oggetto di causa (…), il giudice di appello (…) ha correttamente escluso che la costituzione del vincolo di destinazione sulle somme di denaro conferite in trust avesse prodotto un effetto traslativo immediato, solo in tal caso giustificandosi la soggezione dell’atto dotativo all’imposta sulle successioni e donazioni, in misura proporzionale, in quanto sicuro indice della capacità economica del soggetto beneficiato”; c) “una lettura costituzionalmente orientata della normativa in esame (artt. 53 e 23 Cost.), attribuisce giusto rilievo al fatto che l’imposta prevista dal D.Lgs. n. 346 del 1990 non può che essere posta in relazione con “un’idonea capacità contributiva”, che il conferimento di beni e diritti in trust non integra di per sè un trasferimento imponibile e, quindi, rappresenta un atto generalmente neutro, che non dà luogo ad un trapasso di ricchezza suscettibile di imposizione indiretta”. Questa utilità non concreta, di per sé, alcun effettivo e definitivo incremento patrimoniale in capo al disponente e nemmeno al trustee, incremento che si verificherà (eventualmente e in futuro) in capo al beneficiario finale. In definitiva, stabilisce la consolidata giurisprudenza della Corte la strumentalità dell’atto istitutivo e di dotazione del trust ne giustifica, nei termini indicati, la fiscalità neutrale.

Ricordando che poco prima ben 4 sentenze la Corte Suprema del 07/06/2019 nn. 15453-15455-15456, e del 21/06/2019 n. 16701 hanno stabilito la tassazione fissa degli atti devolutivi. La Corte con i precedenti citati ha affermato chiaramente che se si insiste su una interpretazione sistematica della norma per un tassazione proporzionale, si unisce ad un rilievo di carattere costituzionale: l’atto di costituzione del trust, l’atto segregativo, non esprime, di per se stesso, capacità contributiva art. 53 Cost., né per il disponente, la cui utilità, rappresentata dall’effetto di separazione dei beni (con limitazione della regola generale di cui all’art. 2740 c.c.), peraltro correlata ad una autorestrizione del potere di disposizione, non si sostanzia in un incremento di forza economica, né per il trustee, stante il già segnato carattere solo formale, transitorio, vincolato e strumentale del suo acquisto; una vera manifestazione di forza economica e di capacità contributiva prende consistenza solo quando la funzione del trust viene attuata. Il trasferimento al Trustee è solo temporaneo mentre il trasferimento definito di ricchezza – che rileva quale indice di capacità contributiva in relazione al cui manifestarsi sono pretendibili le imposte proporzionali – si verifica solo al momento del trasferimento finale al beneficiario.
Così, ugualmente la sezione n. 26 della stessa CTR Lombardia Sez. Staccata di Brescia, in maniera molto puntuale e precisa con la sentenza n. 2334 del 16 ottobre 2020 ha rigettato l’appello dell’Ufficio,in merito al gravame proposto, con il quale riteneva che con l’istituto del Trust si fosse realizzato il trasferimento di proprietà in capo la Trustee e dunque era erronea la motivazione del giudice di primo grado che aveva ritenuto di tassare l’atto a tassa fissa.

Gli attenti giudici nel ripercorre la struttura giuridica del trust con il quale si realizza da parte del disponente il trasferimento di un proprio diritto ad una persona di fiducia (trustee), la quale esercita il diritto sulla base dello statuto del trust (deed of trust) e delle istruzioni ricevute dal settlor (letters of wishes) e con l’obbligo di ritrasferire il diritto, entro un periodo di tempo prefissato, ad un terzo beneficiario (beneficiary).
Il trust prevede, di norma, la costituzione del trust da parte del disponente e successivamente che il medesimo disponente trasferisce uno o più beni al trustee. I Supremi Giudici di legittimità hanno chiarito che il trust «non è un ente dotato di personalità giuridica ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato, nell’interesse di uno o più beneficiari, e formalmente intestati al “trustee” il quale, pertanto, disponendo in via esclusiva dei diritti conferiti nel patrimonio vincolato, è l’unico soggetto legittimato a farli valere nei rapporti con i terzi e richiama a tal fine la sentenza della Cass. civ. sez. I, 22 dicembre 2015, n. 25800.

Pertanto, il trasferimento dei beni effettuato dal disponente (settlor) a favore del trustee non comporta la loro attribuzione definitiva a quest’ultimo, che è tenuto solo ad amministrarli e custodirli – in regime di segregazione patrimoniale – in vista del futuro trasferimento definitivo ai beneficiari del Trust. Perché ricorrano i requisiti per l’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale occorre un effettivo trasferimento di ricchezza mediante un’attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale all’attuazione degli scopi sottesi alla costituzione del vincolo segregativo, attribuzione che si realizza solo con il trasferimento finale del bene al beneficiario. E richiama da ultimo la sentenza della Cass. civ. sez. VI, 7 febbraio 2020, n. 2897.

Con la conseguenza che “è illogico” affermare applicabili le imposte proporzionali, dovute per la trascrizione e la voltura di atti che importano trasferimento di proprietà di beni immobili, già al momento del conferimento dei beni in trust, perché a tale momento è correlabile un trasferimento (al trustee) solo limitato (stante l’obbligo di destinazione che comprime il diritto di godimento del medesimo trustee rispetto a quello di un pieno proprietario) e solo temporaneo mentre il trasferimento definito di ricchezza – che rileva quale indice di capacità contributiva in relazione al cui manifestarsi sono pretendibili le imposte proporzionali – si verifica solo al momento del trasferimento finale ai beneficiari e ricimano quanto già stabilito dalla Cass. civ. sez. trib, sentenza del 07 giugno 2019, n. 15455. Va evidenziato che in merito alla soggettività giuridica del “Trust” l’ufficio sostiene volendo applicare le imposte in capo al Trustee che la “soggettività giuridica è data dalla circostanza che il Trust sia determinata sotto il profilo tributario, dall’art. 73 del TUIR come modificato dall’art. 1 comma 74, L. n. 296/2006.

A tal fine si deve per l’ennesima volta far rilevare all’Ufficio in merito i principi di diritto per la fattispecie della “soggettività giuridica” in via sintetica, può dirsi che con soggettività giuridica s’intende l’attitudine della persona di essere titolare, quale centro autonomo, di diritto e doveri e ciò vale sia per la persona fisica, sia per quella giuridica. Scrive infatti autorevole dottrina: “Capacità giuridica significa idoneità ad
essere titolari di poteri e doveri giuridici; idoneità sia della persona fisica sia della persona giuridica. La legge stabilisce che per essere titolari di situazione soggettive attive (ad esempio diritti di credito) e di situazioni soggettive passive (ad esempio obbligo di corrispondere gli alimenti) occorre essere ritenuti idonei a istituire tali rapporti: l’idoneità per le persone fisiche si acquista automaticamente alla nascita (art. 1.cc) e si estingue con la morte; le persone giuridiche l’acquistano con il riconoscimento.

La tesi dell’ufficio, evidenziano i giudici della CTR di Brescia, pertanto, è dunque non in linea con la giurisprudenza di legittimità. E, infatti, i motivi di appello appaiono tutti infondati posto che con il Trust non si configura un trasferimento di proprietà, avendo il Trustee un potere limitato e confinato rispetto a quello della proprietà. Del resto richiamano i giudici bresciani lo stesso articolo 2 comma 47 del D.L. n. 262/2006, in tema di trust, prevede che, nel caso in cui non vi sia effetto traslativo immediato, l’imposta sulle successioni e donazioni, dovuta anche per i vincoli di destinazione, deve essere richiesta solo nel momento futuro ed incerto dell’eventuale trasferimento finale del bene al beneficiario e non già al momento della costituzione dell’atto istitutivo o della donazione patrimoniale. Sul punto, infine, occorre evidenziare l’orientamento dominante della Suprema Corte (Cass. n. 19167/2019, Cass. n. 16699/2019, Cass. n. 734/2019, Cass. n. 31445/2018, Cass. n. 975/2018).

A tal fine vanno qui, giocoforza, ricordate i chiari arresti giurisprudenziali della Cassazione in merito, con la sentenza del 27 gennaio 2017, n. 2043 che tornando ad occuparsi della soggettività giuridica del trust, confermando l’orientamento già in precedenza espresso dalla Cass. sez. trib., 18 dicembre 2015, n. 25478, in base alle quali: “l’istituzione di un trust non determina l’insorgenza di un nuovo soggetto giuridico dotato di propria personalità”. La S.C. rimarca il principio secondo cui “il trust, … concretizza un’entità patrimoniale costituita da un insieme di rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, in rapporto a beni posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato.”.

Il pregio della sentenza sopra richiamata è l’aver affrontato la soggettività a riceversi qualsiasi atto e nello specifico della trascrivibilità degli atti e pignoramenti dei beni posti in trust, in considerazione del fatto che la loro gestione viene attuata mediante una formale intestazione al trustee, nell’interesse di uno o più beneficiari, essendo “l’unico soggetto legittimato nei rapporti con i terzi in quanto dispone in esclusiva del
patrimonio vincolato alla predeterminata destinazione” (Cass. sez. I, 22 dicembre 2015, n. 25800), ciò “non quale “legale rappresentante” di inesistente soggetto distinto, ma come soggetto che dispone del diritto”.
Il precipuo ruolo del trustee, delineato in ambito civilistico (s.v. in dottrina D. Zanchi, Diritto e pratica dei trusts, profili civilistici, Torino, 2008; AA.VV., Il trust nella gestione dei patrimoni, Torino, 2009, 41; AA.VV., Dal trust all’atto di destinazione patrimoniale, il lungo cammino di un’idea, I quaderni della Fondazione italiana del notariato, 2013, 2, 83), rileva, per altro, anche nelle controversie inerenti le pretese erariali, essendo coerente con la caratteristica specifica dell’atto istitutivo di un trust affermare che l’atto non è in grado di dare vita ad un nuovo soggetto giuridico, bensì realizza un mero effetto segregativo Cass. n. 25478/2015.
L’applicazione dei principi statuiti dalla Cassazione influiscono – più o meno direttamente – su due aspetti d’interesse per coloro che operano con tale istituto:
– le modalità di espletamento delle trascrizioni presso i RR.II., in considerazione del fatto che il trust non determina l’insorgenza di un nuovo soggetto;
– l’incidenza ai fini fiscali del ruolo del trustee . (Per una disamina più generale si rinvia a M. Lupoi, Trusts, Milano, 2001, 753; M. Bastianelli, Trust e fisco, Milano, 2014; C. Buccico (a cura di), Problematiche fiscali per l’imposizione indiretta dei trust, in Dir. prat. trib., 2016, 6, 2346; E. Vial, Il trust, tipologia e disciplina fiscale, Verona, 2013), teso all’esercizio di un mero controllo sui beni in virtù di un’attribuzione patrimoniale che deve essere intesa come un’intestazione formale, priva di alcun incremento reale e concreto di ricchezza. “Il trustee…esercita responsabilmente ogni facoltà e potere connessi al diritto oggetto del trust perché tale diritto è suo ed egli, perciò, risponde (nel modello inglese) personalmente e illimitatamente per ogni obbligazione assunta. Non vi è distinzione di titolarità o di soggettività fra il trustee e il patrimonio stesso. Con un’ulteriore conseguenza: che nel trust non si pone mai un problema di alterità giuridica fra il trustee e la funzione perseguita dal trust e quindi, per esempio, di necessità di autorizzazioni”.
È allora evidente che trattandosi di una titolarità dei diritti di proprietà (attenzione non proprietà piena come già chiarito) del trustee, per esercitare i quali non ha bisogno dell’autorizzazione di nessuno, avendo ricevuto in anticipo le direttive con l’atto istitutivo non può parlarsi di soggettività del trust visto che quest’ultimo non è che un coacervo di beni soggetti al diritto dominicale del trustee ma solo obbligatorio.
Esito: Rigetta gli appelli dell’Ufficio
Riferimenti normativi:
Art. 23 Cost.
Art. 53 Cost.
Art. 2740 c.c.
Art. 73 del TUIR
Art. 2, comma 47, D.L. n. 262/2006
D.Lgs. n. 346/1990

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I concorsi di bellezza degli investitori istituzionali.

Gli investitori istituzionali vengono identificati come “smart money”, concetto da contrapporre al “dumb money” (noialtri). Intelligenti contro stupidi insomma. Anzi viene continuamente ripetuto che dovremmo prendere decisioni di investimenti ispirate il più possibile a quelle degli infallibili investitori istituzionali. Purtroppo una ulteriore evidenza accademica sembra infrangere nuovamente questo mito.

Cosa accade infatti abitualmente? Gli investitori istituzionali impiegano molto tempo nella selezione dei gestori ai quali affidare la gestione di “porzioni” del portafoglio, ad esempio affido a tizio la gestione dell’azionario USA (i c.d. mandati). La selezione (e la supervisione) viene affidata a comitati interni spesso assistiti da ben remunerati consulenti esterni. Le selezioni culminano in qualcosa che ricorda la finale di un concorso di bellezza, i finalisti (i gestori) ora hanno l’occasione della vita; assistiti da presentazioni PowerPoint accattivanti possono dare sfoggio delle loro competenze e caratteristiche esclusive.

In Choosing Investment Managers (https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3651476) Amit Goyal (University of Lausanne; Swiss Finance Institute), Sunil Wahal (Arizona State University (ASU) – Finance Department) e M. Deniz Yavuz (Purdue University – Krannert School of Management), analizzano come le finali di questi “concorsi di bellezza” siano effettivamente assai influenzate dai pregressi rapporti personali che i selezionatori hanno con i selezionati. Del resto cosa potrebbe aiutare maggiormente un candidato a vincere un concorso di bellezza che conoscere il giudice?

Due fattori giocano un ruolo determinate nella selezione dei gestori: le performances passate di questi ultimi e l’esistenza di relazioni personali pregresse. Però poi cosa accade?Le performaces dei gestori, una volta selezionati, risultano inferiori a quelle dei gestori scartati (o licenziati proprio a causa delle performances inferiori alla media di categoria); questo è un fenomeno ampiamente discusso, analizzato e validato accademicamente: come in una folle rincorsa i gestori scartati fanno meglio di quelli appena ingaggiati e viceversa sollevando pertanto molti dubbi sulla effettiva utilità dell’attività (spesso remunerata a peso d’oro) dei consulenti esterni incaricati di selezionare i gestori.

Inoltre i rendimenti dei gestori selezionati in forza di pregresse e consolidate relazioni sono indistinguibili da quelle dei gestori privi di relazioni con l’investitore istituzionale. Ovvero godere di una forte relazione aiuta certamente il gestore ad ottenere il mandato ma non aiuta in alcun modo l’investitore ad ottenere rendimenti maggiori.

Pertanto questo studio (Choosing Investment Managers) dovrebbe essere sempre presente sulla scrivania di chi la responsabilità di investire il denaro istituzionale, al fine di ottimizzare e canalizzare le energie solo dove è ragionevole attendersi del valore e solo dove ci siano chiare evidenze scientifiche ed accademiche.

Luca Cirillo | Empowering Investors

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Un bel racconto è anche un buon investimento?

Se recentemente ti è capitato di sfogliare una rivista dedicata agli investimenti finanziari ci sono buone probabilità che ti sia imbattuto in almeno un articolo dedicato al “theme investing”, ovvero agli investimenti tematici: la robotica, la salute, le energie rinnovabili e le criptovalute vanno particolarmente di moda in questo periodo.

In questi articoli, molto convincenti, viene descritto come l’adozione di queste nuove tecnologie sia un trend inevitabile sul quale è opportuno, come investitori, capitalizzare: “l’adozione della robotica su vasta scala”, “veicoli elettrici”, “ricerca sulla genetica”, “shift demografici”.

Delle storie convincenti sono certamente anche buoni investimenti? Non necessariamente.

Cosa può andare per il verso sbagliato?

Gli investimenti tematici sembrano una grande idea: prendere profitto da macro trend apparentemente inevitabili ma chi intende investire in questi trend deve poter vincerecontemporaneamente, tre scommesse per ottenere i risultati sperati:

  1. Il macro trend deve andare nel verso sperato.
  2. Le società presenti nel proprio portafoglio “tematico” devono beneficiare significativamente di questo trend.
  3. I prezzi dei titoli “tematici” non devono riflettere completamente le potenzialità del trend nel momento in cui vengono acquistati.

La prima scommessa è apparentemente quella più facile e, purtroppo, le valutazioni da parte della maggioranza degli investitori si fermano qui.

Ad esempio alla fine degli anni ’90 gli investitori erano “impazziti” per le azioni internet. La storia era molto avvincente: la trasformazione dell’economia come la conosciamo grazie alle società internet. La storia si è rivelata essere vera, solo che il timing fu sbagliato, la transizione ha richiesto molto più tempo del previsto e questo non ha consentito alla maggior parte degli investitori di trarne beneficio, anzi.

Una bella idea ma una difficile applicazione

E’ fuorviante dare per scontato che tutte le azioni presenti nel portafoglio tematico (fondo o ETF che sia) siano ben posizionate per beneficiare pienamente del trend. Infatti è molto difficile individuare società che siano specializzate interamente nel prodotto o servizio caratteristico del tema che si desidera “cavalcare”. Facciamo un esempio, la blockchain: molte società presenti nei fondi tematici blockchain sono nomi come AT&T, Microsoft, Amazon. Possiamo davvero credere che il tema blockchain sia una componente significativa del business complessivo di queste società? Un eventuale positivo trend di questa nuova tecnologia avrà un impatto marginale sull’andamento di quelle azioni.

Il mercato “prezza” correttamente il trend?

Anche se un trend dovesse avere l’andamento sperato dall’investitore questo non necessariamente si tradurrà in rendimenti superiori rispetto a quelli di mercato (quelli ottenibili investendo in un indice diversificato, per intenderci). Del resto, i macro trends non sono certo un segreto. Se ne sei a conoscenza tu è certo che li conoscano tutti gli altri. Ottenere dei “sovra rendimenti” in queste circostanze è una impresa titanica, significherebbe riuscire ad individuare dei settori e delle società con potenzialità delle quali ancora il mercato, ovvero analisti, società e fondi di investimento, gestori ultra-specializzati non si sono ancora accorti. Occorrerebbe essere il più bravo (fortunato?) di tutti.

La maggior parte dei fondi (ed ETF) tematici falliscono

Data la difficoltà di azzeccare contemporaneamente tutte le scommesse di cui sopra è evidente che è un’impresa molto difficile cavalcare un trend ed ottenere risultati superiori a quelli medi di mercato. Solo il 49% dei fondi tematici presenti nel 2009 è sopravvissuto nel 2020, e di questi solo il 26% ha battuto l’indice azionario globale (nello specifico il MSCI World Index). Pertanto, le probabilità di azzeccare “ex-ante” un fondo “vincente” sono pari all’11,7% (45%*26%).

Rischi specifici

Inoltre, è importante essere ben consapevoli dei rischi che si corrono. Ad esempio, una nuova tecnologia può richiedere un tempo ben superiore a quello previsto prima di essere adottata; la competizione potrebbe diventare esasperata ed erodere i profitti, oppure le autorità di controllo potrebbero voler regolamentare un certo settore innovativo. C’è insomma il rischio di pagare troppo, oggi, il biglietto per partecipare alla corsa di un trend potenziale.

Controlla attentamente le partecipazioni del fondo

Controllare come sia costruito il portafoglio nel quale si intende investire ha una enorme importanza. E’ opportuno controllare i criteri di costruzione del portafoglio. Tutte le azioni beneficeranno del trend? Ad esempio, un fondo tematico sull’Intelligenza Artificiale (IA) potrebbe avere al suo interno azioni Amazon, Netflix, Spotify, società che certamente impiegano l’IA, ma a determinare il successo di queste azioni saranno sicuramente le abitudini di consumo dei clienti (ed eventuali loro modifiche), in misura ben superiore agli effetti della effettiva adozione dell’IA. Ad influenzare l’andamento del portafoglio tematico diventano quindi fattori ben diversi da quelli che l’investitore aveva previsto inizialmente.

Ora, spero, hai qualche strumento in più. Ma sei comunque convinto di poter azzeccare tutte e tre le scommesse per cavalcare un trend?

 

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Da ferragosto in vigore nuovi sgravi per le imprese

Alla vigilia di ferragosto è approdato in Gazzetta Ufficiale (n. 203, SO n. 30) un nuovo Decreto Legge, cd Decreto “Agosto” (DL 14 agosto 2020 n. 104), che fa seguito allo scostamento di bilancio deliberato dal Parlamento lo scorso 29 luglio, contenente ulteriori misure emergenziali per la ripartenza e il sostegno al lavoro e all’economia. In particolare, il Decreto ritocca termini e sospensioni già introdotti e, nei 115 articoli che lo compongono, inserisce un nuovo pacchetto di sgravi, intervenendo in materia di lavoro, di salute, di scuola, di autonomie locali, di sostegno e rilancio dell’economia, nonché misure finanziarie, fiscali e di supporto a diversi settori del nostro Paese. Il Decreto è entrato in vigore il 15 agosto 2020 e deve essere convertito in legge entro il 3 ottobre 2020.
Come rilevato da Confindustria (DL Agosto-nota di commento, 17 agosto 2020), nel Decreto, “pur non discostandosi dai precedenti più prossimi (DL Cura Italia, Liquidità e Rilancio), sia in termini di impostazione – vista la frammentazione delle misure su numerosi capitoli – sia rispetto alle finalità ultime – considerata l’assoluta prevalenza di misure “assistenziali” su quelle strutturali – emergono alcuni segnali di maggiore attenzione verso le esigenze delle imprese, sebbene parziali e non del tutto coerenti con le proposte formulate da Confindustria.” Rispetto alle proposte formulate da Confindustria, si rileva l’assenza di alcune misure prioritarie, quali la cedibilità del credito d’imposta 4.0, la possibilità di modifica dei piani di ammortamento e recupero dell’IVA sui crediti non riscossi. In definitiva, non si intravede ancora una effettiva linea di rilancio strutturale degli investimenti.
Qui di seguito un focus sui principali contributi previsti nel Decreto Agosto per le attività imprenditoriali.

TAX CREDIT RIQUALIFICAZIONE STRUTTURE RICETTIVE 2020 – 2021
Art. 79 Ulteriori agevolazioni fiscali per il settore turistico e termale – Con una dotazione di 360 milioni (180 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021), viene reintrodotto il credito d’imposta per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture ricettive turistico-alberghiere di cui all’art. 10 del DL 83/2014, cd “Tax Credit per la riqualificazione delle strutture ricettive”. Il credito d’imposta spetta anche alle strutture che svolgono attività agrituristica; agli stabilimenti termali, anche per la realizzazione di piscine termali e per l’acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali; alle strutture ricettive all’aria aperta.
L’intensità agevolativa del credito d’imposta è più che raddoppiata rispetto all’originaria versione del tax credit, essendo ora innalzata al 65% delle spese di riqualificazione sostenute nei periodi d’imposta 2020 e 2021 (rectius per i due periodi di imposta successivi a quello in corso alla data del 31 dicembre 2019), laddove precedentemente si attestava al 30%.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24, ai sensi dell’art. 17 del DLgs. 241/97, e non si applica più la ripartizione in quote annuali prevista all’art. 10 co. 3 del DL 83/2014.
Per quanto non diversamente disposto si osservano, ove applicabili, le disposizioni di cui all’articolo 10 del citato DL 83/2014. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Agosto, è previsto l’adeguamento del decreto attuativo.

BONUS PUBBLICITA’: INCREMENTO DELLA DOTAZIONE E INTRODUZIONE DI UN BONUS A FAVORE DI LEGHE E SQUADRE SPORTIVE
Art. 96 Rifinanziamenti e semplificazioni per il settore dell’editoria – Vengono incrementati a 85 milioni (in luogo dei precedenti 60 milioni) i fondi stanziati per il credito d’imposta per investimenti pubblicitari per il 2020. In particolare, all’art. 57-bis co. 1-ter del DL 50/2017 convertito, come modificato dall’art. 186 del DL 34/2020 convertito, sono apportate le seguenti modificazioni: il beneficio è concesso nel limite di 50 milioni di euro (in luogo dei precedenti 40 milioni) per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, e nel limite di 35 milioni di euro (in luogo dei precedenti 20 milioni) per gli investimenti pubblicitari effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.
E’ inoltre previsto un incremento dall’8 al 10% della misura del Credito d’imposta per l’acquisto carta dei giornali, oltre a modifiche al Contributo alle imprese editrici di quotidiani e periodici.

Art. 81 Credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari in favore di leghe e società sportive professionistiche e di società e associazioni sportive dilettantistiche – Per l’anno 2020, è riconosciuto un credito d’imposta alle imprese, ai lavoratori autonomi e agli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, incluse le sponsorizzazioni, nei confronti di: leghe che organizzano campionati nazionali a squadre nell’ambito delle discipline olimpiche; società sportive professionistiche e società ed associazioni sportive dilettantistiche iscritte al registro CONI operanti in discipline ammesse ai Giochi Olimpici e che svolgono attività sportiva giovanile, con ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 prodotti in Italia almeno pari a 200.000,00 euro e fino a un massimo di 15 milioni di euro. L’investimento in campagne pubblicitarie deve essere di importo complessivo non inferiore a 10.000 euro ed effettuato dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020.
Il credito d’imposta, in regime de minimis, è pari al 50% degli investimenti agevolabili effettuati, nel limite massimo complessivo di spesa pari a 90 milioni di euro. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili rispetto alle richieste ammesse, si procederà al riparto tra i beneficiari in misura proporzionale, con un limite individuale per soggetto pari al 5% del totale delle risorse annue. Al fine di beneficiare dell’agevolazione è necessaria una preventiva istanza diretta al Dipartimento dello Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24, ai sensi dell’art. 17 del DLgs. 241/97. Con un decreto di prossima emanazione saranno definite le disposizioni attuative dell’agevolazione.

NUOVA SABATINI, INNOVATION VOUCHER, CONTRATTI DI SVILUPPO
Art. 60 Rifinanziamenti di misure a sostegno delle imprese – Sono stanziate nuove risorse per l’accesso alle seguenti misure a sostegno delle imprese, con un impegno finanziario complessivo di 774 milioni di euro per l’anno 2020 e 1.000 milioni di euro per il 2021:
• “Nuova Sabatini” (art. 2 del DL 69/2013), finanziamenti a tasso agevolato per gli investimenti effettuati dalle PMI, per cui sono stanziati 64 milioni di euro per il 2020;
• finanziamenti per i contratti di sviluppo a sostegno di programmi di investimento produttivi di grandi dimensioni (art. 43 del DL 25.6.2008 n. 112), per cui sono stanziati 500 milioni di euro per il 2020; • interventi sostenuti dal fondo istituito dall’art. 43 del Decreto Rilancio (DL 34/2020), per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale, delle società di capitali aventi un numero di dipendenti non inferiore a 250, che si trovino in stato di difficoltà economico-finanziaria, ovvero di imprese che, indipendentemente dal numero di occupati, detengono beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale, la cui dotazione è incrementata a 300 milioni di euro per il 2020;
• contributi in forma di Innovation Voucher, i.e. voucher a favore delle PMI per l’acquisito di consulenze specialistiche in materia di processi di trasformazione tecnologica e digitale, nonché di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali (art. 1 co. 228 e 230-231 della L. 145/2018), per cui sono stanziati 50 milioni di euro per il 2021;
• agevolazioni per la promozione della nascita e dello sviluppo delle società cooperative di cui al DM 4.12.2014, per le quali sono incrementate di 10 milioni di euro per il 2020 le risorse del Fondo per la crescita sostenibile di cui all’art. 23 del DL 22.6.2012 n. 83;
• aiuti alle imprese che partecipano alla realizzazione di progetti di comune interesse europeo (art. 107 § 3 lett. b) del Trattato UE 7.6.2016), per i quali è incrementata di 950 milioni di euro per il 2021 la dotazione del fondo IPCEI, di cui all’art. 1 co. 232 della L. 27.12.2019 n. 160.

FONDO CENTRALE DI GARANZIA PER LE PMI
Art. 64 Rifinanziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione anche nel Mezzogiorno, nonché in favore degli enti del terzo settore – Il Fondo di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è incrementato di 3.100 milioni di euro per l’anno 2023, di 2.635 milioni di euro per l’anno 2024 e di 1.600 milioni di euro per l’anno 2025.
Al comma 3 dell’articolo ad oggetto, con una modifica all’art. 13 co. 12-bis del DL 23/2020, è estesa l’accessibilità al Fondo centrale di garanzia per le PMI a tutti gli enti non commerciali, ivi compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, indipendentemente dalle modalità di svolgimento dell’attività.

MORATORIA PER LE PMI IN RELAZIONE ALLE ESPOSIZIONI DEBITORIE NEI CONFRONTI DI BANCHE E DI INTERMEDIARI FINANZIARI
Art. 65 Proroga moratoria per le PMI ex articolo 56 del decreto-legge n. 18 del 2020 – Sono prorogati al 31 gennaio 2021 i termini di sospensione:
• previsti all’art. 56 co. 2 lett. a), b) e c), co. 6 lett. a) e c) e co. 8 del Decreto Cura Italia (DL 18/2020 conv. L. 27/2020), che regola le misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese in relazione alle esposizioni debitorie nei confronti di banche, di intermediari finanziari;
• previsti all’art. 37-bis co. 1 del Decreto Liquità (DL 23/2020 conv. L. 40/2020), sulle segnalazioni a sofferenza alla Centrale dei rischi e ai sistemi di informazioni creditizie per le imprese beneficiarie delle misure di cui all’art. 56 co. 2 DL 18/2020.

CREDITO D’IMPOSTA LOCAZIONI IMMOBILI USO NON ABITATIVO
Art. 77 Misure urgenti per il settore turistico – Sono apportate alcune modifiche al Credito d’imposta locazioni immobili uso non abitativo di cui all’art. 28 del Decreto Rilancio (DL 34/2020). In particolare, il credito d’imposta spetta indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente anche per le strutture termali. L’agevolazione, inoltre è prorogata anche al mese di giugno, o al mese di luglio per gli stagionali.

RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA E DELLE PARTECIPAZIONI
Art. 110 Rivalutazione generale dei beni d’impresa e delle partecipazioni 2020 – Il Decreto introduce una nuova rivalutazione dei beni di impresa che potrà essere posta in essere nel bilancio 2020. In particolare, questa opzione può avere rilevanza solo civilistica e contabile, oppure rilevanza anche fiscale, attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva del 3% sui maggiori valori iscritti.
La rivalutazione compete alle società di capitali e agli enti commerciali residenti che non adottano, per la redazione del bilancio, gli IAS/IFRS.
Possono essere rivalutati i beni d’impresa e le partecipazioni di cui alla sezione II del capo I della L. 342/2000, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa, che risultano dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019. La rivalutazione può essere effettuata distintamente per ciascun bene e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa.

I maggiori valori assoggettati all’imposta sostitutiva per la rivalutazione sono riconosciuti ai fini fiscali a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021. Invece, le plusvalenze e le minusvalenze sono calcolate avendo riguardo al costo dei beni senza tenere conto della rivalutazione, nel momento in cui la cessione degli stessi (o la destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa) avvenga in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita. Come segnalato da Confindustria (DL Agosto-nota di commento, 17 agosto 2020), in ragione del fatto che la delineata disciplina di rivalutazione ai fini fiscali non è gratuita, sarebbe stato preferibile prevedere, in tali ipotesi, il recupero dell’imposta sostitutiva versata.
Il saldo attivo di rivalutazione costituisce una riserva in sospensione d’imposta per le imprese in contabilità ordinaria che optano per la rilevanza fiscale dei maggiori valori attribuiti ai beni. All’occorrenza, questi soggetti possono affrancare la riserva versando un’ulteriore imposta sostitutiva del 10%.
Il Sole 24 Ore (18 agosto 2020) osserva che tale procedura non comporta un corrispondente incremento della base di applicazione dei c.d. superammortamenti (art. 1 co. 91 ss. della L. 208/2015) e degli iperammortamenti (art. 1 co. 9 – 13 della L. 232/2016). Queste maggiorazioni operano, infatti, sul costo di acquisizione dei beni, determinato secondo le regole dell’art. 110 del TUIR. La rivalutazione del Decreto Agosto non modifica, pertanto, le deduzioni per super ed iperammortamento.

Si segnala che la legge di bilancio 2020 (art. 1 co. 696 ss. della L. 160/2019) aveva introdotto una rivalutazione dei beni di impresa, efficace dal punto di vista fiscale, che doveva essere effettuata nel bilancio al 31.12.2019.
Ai sensi dall’art. 12-ter del Decreto Liquidità (DL 8.4.2020 n. 23 conv. L. 40/2020) la rivalutazione può essere effettuata anche nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, al 31 dicembre 2020 o al 31 dicembre 2021.
Art. 106 Rivalutazione dei beni delle cooperative agricole – Il Decreto interviene altresì sull’art. 136-bis del DL 34/2020 che ha introdotto una disposizione speciale di rivalutazione gratuita per le cooperative agricole.

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO PER LA RISTORAZIONE
Art. 58 Fondo per la filiera della ristorazione – Al fine di sostenere la ripresa e la continuità dell’attività degli esercizi di ristorazione ed evitare gli sprechi alimentari, è istituito un fondo nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con una dotazione pari a 600 milioni di euro per l’anno 2020. È previsto un contributo a fondo perduto alle imprese in attività al 15 agosto 2020 con codice ATECO prevalente 56.10.11 (ristorazione con somministrazione), 56.29.10 e 56.29.20 (mense e catering continuativo su base contrattuale) che hanno avviato l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019.
Il contributo rileva per l’acquisto di prodotti, inclusi quelli vitivinicoli, di filiere agricole e alimentari, anche D.O.P. e I.G.P., valorizzando la materia prima del territorio. Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2020 sia inferiore ai 3/4 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2019.
Al fine di ottenere il contributo, i soggetti interessati devono presentare un’istanza, secondo le modalità che saranno stabilite con apposito DM. Il contributo è erogato mediante il pagamento di un anticipo del 90% al momento dell’accettazione della domanda. Il saldo del contributo è corrisposto a seguito della presentazione della quietanza di pagamento. L’erogazione del contributo viene effettuata nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea in materia di aiuti de minimis.

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO PER ATTIVITA’ DEI CENTRI STORICI TURISTICI
Art. 59 Contributo a fondo perduto per attivita’ economiche e commerciali nei centri storici – Con una dotazione di 500 milioni di euro, viene riconosciuto un nuovo contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività d’impresa di vendita di beni o servizi al pubblico svolte nelle zone A o equipollenti dei Comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana, che abbiano registrato significative presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri. Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi riferito al mese di giugno 2020 dei suddetti esercizi nelle zone A dei citati Comuni sia inferiore ai 2/3 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi realizzati nel corrispondente mese del 2019. L’ammontare del contributo è determinato in percentuale rispetto alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi riferito al mese di giugno 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del corrispondente mese del 2019. La percentuale varia a seconda della fascia di ricavi nel periodo d’imposta 2019. In particolare, il contributo spetta nelle seguenti misure: 15% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro; 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro; 5% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro. L’ammontare del contributo a fondo perduto non può essere superiore a 150.000 euro. Il contributo in esame non è cumulabile con il contributo per le imprese della ristorazione di cui all’art. 58 del Decreto Agosto.

AIUTI ALLE MICRO E PICCOLE IMPRESE CONCESSI DA REGIONI, PROVINCE AUTONOME, ALTRI ENTI TERRITORIALI, CAMERE DI COMMERCIO
Art. 62 Aiuti alle piccole imprese e alle micro imprese – Gli aiuti di cui agli artt. 54 – 60 del Decreto Rilancio (DL 34/2020, convertito in L. 77/2020) concessi da Regioni, Province autonome, altri enti territoriali, Camere di commercio, nell’ambito del nuovo quadro temporaneo degli aiuti di Stato, possono essere concessi anche alle microimprese e piccole imprese, ai sensi dell’allegato I del reg. UE 651/2014, che risultavano in difficoltà, in base al predetto regolamento, già alla data del 31 dicembre 2019 a condizione che:
• non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza;
• oppure non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio, salvo che al momento della concessione dell’aiuto l’impresa abbia rimborsato il prestito o abbia revocato la garanzia;
• oppure non abbiano ricevuto aiuti per la ristrutturazione, salvo che al momento della concessione dell’auto non siano più soggette al piano di ristrutturazione.

 

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Per quanto ancora un fisco così benevolo con le successioni?

l’Italia è un paradiso fiscale. No, non è un colpo di sole. L’Italia è un paradiso fiscale per quanto riguarda le tasse di successione.

Quanto ancora potrà durare “l’anomalia” italiana?

Istituire un Trust è una possibile soluzione che consentirebbe di ridurre (o azzerare) il rischio di un impatto considerevole sulla ricchezza della sua famiglia dovuto al possibile inasprimento delle aliquote.

Il mio studio collabora con alcuni tra i massimi esperti di Trust in Italia ed ha all’attivo l’istituzione di oltre 50 trusts; può pertanto vantare una conoscenza pratica e diretta di questo istituto spesso oggetto di disinformazione.

Per verificare se questo istituto può essere utile a proteggere il suo patrimonio e i suoi cari richieda un approfondimento.

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Difendere i risparmi dai costi inutili

Pochissimi investimenti hanno una qualità tale da giustificare elevate commissioni e forse anche tu stai pagando 10.000€ all’anno di commissioni quando ne basterebbero 250€*; 9.750€ di troppo che potresti piuttosto usare per una crociera di lusso ogni anno o per lo studio dei figli.
Quando si decide di investire in un fondo d’investimento occorre valutare alcuni fattori che rischiano di condizionare fortemente il rendimento dell’intero investimento. Il principale fattore è quello legato ai costi, soprattutto in momenti in cui – considerando il livello dei tassi – anche per gli strumenti meno rischiosi i rendimenti sono piuttosto modesti. Una piccola differenza percentuale nei costi di un investimento può determinare inutili spese aggiuntive per decine di migliaia di euro nel lungo termine ed in ultima sintesi l’impossibilità di raggiungere i propri obiettivi finanziari.

In Italia il problema è ancora più accentuato a causa della posizione dominante degli intermediari finanziari e l’asimmetria informativa tra questi ultimi e gli investitori.

Ma come si posizione l’industria italiana dei fondi, e la sua rete di distribuzione, sotto questo profilo? Numerosi sono gli studi che analizzano questo aspetto, anche confrontando le dinamiche di un paese rispetto a quelle riscontrabili in altri.

In particolare, uno dei report di questa tipologia più recenti è quello dell’ESMA (acronimo di European Securities Markets Authority), intitolato “Performance and costs of retail investment products in the EU”. Lo studio dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, un organismo dell’Unione Europea, raffronta oltre le performance anche i costi dei prodotti di investimento retail (ossia dedicati ai risparmiatori) dell’area euro. Per l’Italia l’ESMA ha aggregato dati da Consob (il paper “Il costo dei fondi comuni in Italia. Evoluzione temporale e confronto internazionale” del 2018) e Banca d’Italia (il documento “Il costo totale dell’investimento in fondi comuni” del 2017). Il report dell’autorità di controllo delle borse e dei mercati finanziari ha messo sotto la lente i fondi di diritto italiano e di diritto non italiano (di altri stati europei), ma commercializzati in italia.

Gli studi, che portano a risultati sostanzialmente molto simili, indicano che i costi totali dei fondi di investimento (dati 2016) sono di circa l’1,58%. Queste spese variano, naturalmente, a seconda del comparto in cui i fondi operano. I prodotti con sottostante la componente azionaria costavano in media il 2,34% mentre quelli del comparto obbligazionario l’1,16%. I primi, soprattutto, sono più alti che in altri stati europei come Lussemburgo, Irlanda e Francia.

La maggior parte degli strumenti finanziari ad elevato costo di gestione possono essere sostituti con prodotti finanziari a bassissimo costo di gestione e commissioni, anche dello 0,05%, quindi un risparmio di oltre il 97%. Per capire come basta compilare il form in basso.

*Ipotesi di investimento di 500.000€ in fondi o gestioni gravate da costi del 2% eliminabili sottoscrivendo prodotti a basso costo.
L'impatto dei costi

Impatto dei costi: simulazione crescita, in 20 anni, di un investimento di 300.000€ in un portafoglio di strumenti finanziari con costo medio dello 0,05% e di un portafoglio con costo medio del 2% (ipotesi rendimenti al 3%). La differenza tra i due montanti è di oltre 170.000€

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1 Step 1
Nome
Cognome
Telefono
Conosci nel dettaglio i costi dei tuoi prodotti finanziari?
Ritieni che la tua banca / consulente applichi una precisa metodologia nella gestione dei tuoi investimenti?pick one!
Ti è stata data evidenza del metodo di investimento? Ne conosci i dettagli?
Informazioni aggiuntive o richieste specifiche?(ad esempio prova a chiederci informazioni su prodotti finanziari che hai sottoscritto ma che non ti convincono)
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Le previsioni degli esperti

Questa immagine mette a confronto un importante indice azionario con le previsioni di mercato di celebrati esperti (autentici guru) dei mercati finanziari. Il circo mediatico della comunicazione finanziaria deve nutrirsi di questi miti. Ecco perché nonostante le previsioni vengano quasi sempre regolarmente smentite dai fatti (quelle azzeccate sono un fatto statistico e non certo una abilità) continueranno ad essere intervistati e celebrati.

Come vengono gestiti i tuoi risparmi?

Con le dritte di questi presunti esperti, o ancora peggio con quelle di chi si sente persino più bravo di loro, oppure sulla base dei dati e delle ragionevoli aspettative?

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Outlook 2019

QUADRO MACROECONOMICO

STATI UNITI ed EUROPA

Negli Stati Uniti si conferma un quadro di crescita moderata, scarsità di risorse inutilizzate, soprattutto sul mercato del lavoro, con pressioni salariali e inflazionistiche contenute. L’economia della zona euro ha mostrato, invece, un rallentamento della crescita: la decelerazione è in parte imputabile a una minore domanda estera e ad altri fattori che dovrebbero rivelarsi temporanei.
STATI UNITI
Dopo gli ultimi due trimestri in forte crescita a 4,2% t/t ann. e 3,5% t/t ann. rispettivamente, l’espansione è prevista convergere verso ritmi più moderati, intorno al 3%, sul finale d’anno prima di rallentare ulteriormente a partire dal 2019.
I risultati delle elezioni di mid-term negli Stati Uniti hanno confermato le attese, con la Camera che è tornata sotto il controllo dei Democratici mentre i Repubblicani hanno mantenuto la maggioranza al Senato.
Sul fronte occupazionale, l’employment report di novembre ha confermato il quadro che si è andato a delineare nel corso dell’anno, ovvero di un mercato del lavoro solido, senza segnali di significativo surriscaldamento e caratterizzato da una costante crescita occupazionale, diffusa ai principali settori, frenata solo modestamente dalle conseguenze dell’uragano Florence. Il tasso di disoccupazione si è confermato al 3,7%, come nei due mesi precedenti, a fronte di una stabilità del tasso di partecipazione (62,9%) e di un modesto rafforzamento della dinamica salariale (+0,2% m/m).
Si prevede un ulteriore rialzo dei tassi nella prossima riunione Fomc del 19 dicembre (attuale range 2-2,25%) ma, a partire dal 2019, con l’avvicinarsi dei tassi alla neutralità, saranno i dati economici a guidare le mosse future, sia in termini di velocità che in termini di punto di arrivo.
EUROPA
Le stime del PIL relative al terzo trimestre hanno confermato i segnali emersi dagli indicatori anticipatori e dai deboli dati economici che si sono susseguiti durante l’estate. La seconda rilevazione ha infatti evidenziato un rallentamento dell’espansione allo 0,2% t/t (1,6% a/a) dallo 0,4% t/t (2,2% a/a) dei tre mesi precedenti.
Sul fronte dei prezzi, a novembre l’inflazione headline è scesa di due decimi al 2% a/a, mentre quella core è passata dall’1,1% all’1% a/a di ottobre. La dinamica sottostante resta nel complesso debole. Dai verbali della riunione della BCE di ottobre emerge il riconoscimento da parte dei membri del Consiglio della debolezza dei dati
economici rilasciati nelle settimane precedenti l’incontro. Nell’ultima riunione dell’anno, tenutasi il 13 dicembre, Mario Draghi ha annunciato che il QE terminerà con la fine del 2018, come ampiamente atteso, ma che il reinvestimento dei titoli in scadenza continuerà ancora a lungo, anche dopo il primo rialzo dei tassi, che non avverrà prima della fine dell’estate 2019.

OUTLOOK

CRESCITA ECONOMICA

L’espansione globale ha già raggiunto il suo picco e nei prossimi anni dovrebbe entrare in una fase di decelerazione con ampia
dispersione dei tassi di crescita sia fra i Paesi sviluppati che fra quelli emergenti; alcune isolate economie potrebbero entrare in
recessione.Nel breve periodo politiche fiscali ancora espansive e un robusto mercato del lavoro continueranno a supportare la domanda domestica. Le condizioni finanziarie dovrebbero tuttavia divenire meno favorevoli mentre gli effetti dell’applicazione delle tariffe continueranno a influire negativamente sul commercio internazionale e a frenare la spesa per investimenti. Proprio a seguito di tali evidenze, di recente, i principali organismi internazionali hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2018 e il 2019 per la maggior parte delle economie mondiali. La politica fiscale USA inizierà a sottrarre slancio all’economia americana verso la fi ne del 2019 per esplicare appieno i propri effetti a partire dal 2020; una politica monetaria restrittiva ma con rialzi dei tassi di interesse più graduali potrà tuttavia rallentare la velocità di decelerazione verso il trend di crescita potenziale. In Europa, nonostante la ripresa sia stata successiva a quella degli Stati Uniti, già nel 2018 sono emersi segnali di rallentamento che dovrebbero confermarsi anche nel 2019 quando l’introduzione delle tariffe sugli scambi commerciali peserà maggiormente sull’attività economica e la BCE avrà definitivamente concluso il QE. L’Europa sta già sopportando il peso (economico e sulle attività finanziarie) della Brexit e della fragile disciplina fiscale italiana, e risulta particolarmente vulnerabile ai rischi geopolitici globali. La crescita dei Paesi emergenti, pur rivista al ribasso, nel 2019 dovrebbe nel complesso mantenersi in linea con quella dell’anno in corso. Scenario meno brillante per le economie dell’America Latina, in particolare per l’Argentina.
La Cina dovrebbe rallentare sulla scia della più contenuta espansione del credito e per le crescenti barriere commerciali. Nuove evidenze del rallentamento sono emerse con i dati delle vendite al dettaglio e della produzione industriale di novembre. Tuttavia, misure di stimolo e condizioni finanziarie più accomodanti da parte della Banca centrale cinese potranno comunque aiutare a guidare il rallentamento verso un atterraggio morbido a condizione di non aggravare i rischi di stabilità finanziaria.
In Giappone, nonostante una revisione al ribasso della crescita, le prospettive rimangono relativamente favorevoli. Il Paese risulta meno sensibile alle tensioni commerciali tra USA e Cina e dovrebbe pertanto risentire meno della decelerazione cinese. Potrebbe confermarsi come un’area più isolata tra i grandi player internazionali con condizioni interne comunque solide (bassa disoccupazione e crescita dei salari) e limitata incertezza politica.

OUTLOOK

INFLAZIONE
La pressione sui salari e sui prezzi dovrebbe continuare ad aumentare man mano che si chiudono gli ouput gap e si raggiunge la piena occupazione. Il movimento dovrebbe tuttavia essere graduale. Nelle economie sviluppate la capacità produttiva inutilizzata è ormai limitata e i tassi di disoccupazione sono sotto i livelli di pre-crisi. Stanno emergendo i primi segnali di carenza di manodopera particolarmente di lavoratori qualificati e iniziano ad allungarsi i tempi di fornitura delle merci. Tuttavia il tasso di partecipazione al lavoro rimane in alcuni Paesi inferiore ai livelli pre-crisi, in particolare negli Stati Uniti, e c’è ancora spazio per aumentare le ore lavorate in altre economie come l’Europa. Permane comunque il rischio che l’aumento dei salari possa risultare superiore alle attese, ma la misura in cui tale incremento potrà essere traslato sui prezzi finali dipende dall’andamento della produttività e dalla misura in cui le imprese saranno in grado di assorbire nei loro margini i più elevati costi del lavoro. Nelle economie sviluppate l’inflazione headline è ormai tendenzialmente prossima al 2% alimentata fino ad ora in particolare dall’aumento dei prezzi dell’energia, che in futuro dovrebbero invece portare un contributo negativo. L’inflazione core è più debole, si colloca intorno all’1-1.25%, ma è destinata a salire gradualmente al 2% nei prossimi due anni a seguito della sempre maggiore erosione della capacità produttiva inutilizzata e il progressivo aumento del costo del lavoro.
Negli Stati Uniti dove il mercato del lavoro è già più forte e l’imposizione delle tariffe sta aumentando le pressioni sui prezzi in alcuni settori, l’inflazione core potrebbe salire anche oltre il 2%. L’inflazione headline è in crescita in molte economie emergenti a seguito del deprezzamento delle valute locali e per l’aumento delle materie prime ma è attesa in riduzione per gli effetti degli interventi restrittivi delle banche centrali e per il recente crollo del prezzo del petrolio.

OUTLOOK

BANCHE CENTRALI
Nel 2018 complessivamente le Banche Centrali hanno continuato ad iniettare liquidità nel sistema finanziario e ad espandere i propri bilanci. Il 2019 potrebbe essere invece il primo anno in cui, successivamente alla crisi finanziaria del 2008, gli acquisti netti di asset da parte degli istituiti centrali dei paesi sviluppati dovrebbero diventare negativi e drenare conseguentemente liquidità dal sistema. Fra i Paesi emergenti solo interventi straordinari della PBoC potrebbero riportare in attivo il saldo della variazione della liquidità a livello globale.


Le condizioni finanziare sono quindi attese marginalmente più restrittive a livello globale, anche se la liquidità continuerà ad essere abbondante, e più critiche per le economie e i settori che più hanno aumentato la leva finanziaria negli anni di facile accesso al credito, in un mondo in cui il livello del debito è significativamente aumentato.
La focalizzazione sui specifici target interni, in un contesto macroeconomico non più sincronizzato, porterà ad aumentare la divergenza delle politiche monetarie seguite dalle principali banche centrali.
Nei Paesi sviluppati, la Fed nel 2019 dovrebbe proseguire e forse completare il previsto rialzo dei tassi di interesse ma con maggior gradualità rispetto al passato, la BCE forse solo nella seconda metà dell’anno inizierà a rialzare il tasso di riferimento; solo la Bank of Japan rimarrà sostanzialmente accomodante.
Nei mercati emergenti dovrebbero prevalere politiche monetarie restrittive, con intensità diverse, in un contesto di inflazione crescente.
Anche nel prossimo anno la PBoC potrà continuare ad utilizzare gli strumenti di politica monetaria con orientamento espansivo per affrontare i rischi di rallentamento dell’economia determinati da un ulteriore deterioramento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

OUTLOOK

AZIONI e OBBLIGAZIONI
L’atteso aumento dei costi di produzione (aumento dei salari e dei prezzi dei beni importati per eff etto dei dazi già in essere) avrà un impatto sfavorevole sui mercati azionari nel 2019 in un quanto porterà alternativamente ad una compressione dei margini di profitto o ad un aumento delle pressioni inflazionistiche, stimolo per politiche monetarie più restrittive. Se si considera l’eccesso di liquidità nel sistema finanziario come fattore anticipatore dell’andamento dei mercati azionari nei successivi 12 mesi, i livelli attualmente raggiunti da tale variabile anticiperebbero limitati ritorni dall’asset class azionaria nel 2019, peraltro tipici della fase finale del ciclo economico che normalmente si caratterizza per una elevata volatilità e per l’assenza di direzionalità.
Le prospettive di crescita degli utili dovrebbero rimanere favorevoli ma dopo aver raggiunto il picco nel 3Q18, soprattutto negli USA, dovrebbero decelerare nei prossimi mesi.
Nonostante il mercato obbligazionario sarà influenzato anche il prossimo anno da rendimenti in graduale rialzo, sulla scia della progressiva accelerazione dell’inflazione e di politiche monetarie meno accomodanti, è possibile individuare fin da ora comparti di investimento in grado di offrire una redditività interessante.
Negli Stati Uniti i titoli governativi hanno raggiunto, sul tratto breve-medio della curva, rendimenti prossimi al 3%. che, alla luce delle recenti dichiarazioni del presidente della Fed , potrebbero essere ormai vicini o poco inferiori al tasso neutrale.
In Italia, un accordo tra governo e Commissione europea sulla manovra finanziaria, volto ad evitare l’avvio della procedura di infrazione, renderebbe particolarmente interessanti le attuali quotazioni aprendo la via per un recupero, almeno fino alle elezioni europee di maggio 2019.
Anche i bond dei Pesi emergenti, dopo un periodo di forti deflussi ed elevata svalutazione delle divise locali, presentano ora un carry particolarmente elevato ed interessante in un contesto di maggiore stabilità valutaria e con l’attesa di più graduali rialzi dei tassi di interesse USA.
Dopo il negativo mese di ottobre, archiviatosi con cali fra il 5% e il 9% sui mercati sviluppati, novembre è stato un mese altalenante con una chiusura mista: ancora in calo l’Europa Core, mentre i Paesi Periferici, gli Stati Uniti e gli Emergenti sono riusciti a chiudere per lo più in territorio positivo. Particolarmente critica è stata la parte centrale del mese in cui gli indici sono andati vicini ai minimi relativi di ottobre sulle incertezze legate alla possibile cancellazione dell’incontro fra Trump e Xi, alle difficoltà in Europa sulla Brexit e sull’Italia e a dati macro e micro, sebbene positivi, in peggioramento.
Con una chiusura mensile di +1,8%, Wall Street si conferma come uno dei pochi mercati ancora in positivo da inizio anno a sostegno anche del buon stato di salute dell’economia e delle aziende, sebbene sembra si avvicini la parte finale del ciclo. In Europa il recupero di Spagna e Italia è stato comunque contenuto mentre Francia e Germania hanno registrato cali vicini al 2%: il mercato azionario tedesco, ricco di industrie pesanti e propenso all’export, si conferma particolarmente colpito quest’anno dalle tensioni commerciali e geopolitiche (es. dazi USA e sanzioni russe) e al momento è il peggior indice europeo da inizio anno.
I principali listini dei mercati emergenti hanno chiuso per lo più in positivo in valuta locale con guadagni fra lo 0,6% della Cina e il 5,2% e 5,9% dell’India e della Turchia. Ha fatto eccezione il Messico (−4,5%,) principalmente per l’incertezza che si è creata a seguito del referendum che ha sancito lo stop del progetto del nuovo aeroporto della capitale e sostanzialmente decretato il default sul debito emesso per il suo finanziamento.
Il ritorno finale per l’investitore basato EUR o USD è stato fortemente condizionato dall’andamento delle valute locali. con l’area asiatica in apprezzamento mentre in America Latina, ha pesato il deprezzamento oltre il 3% del real brasiliano.
A livello settoriale, le preoccupazioni di un rallentamento dell’economia globale ha premiato i settori difensivi sia in Europa che negli USA, con Utilities, Telecomm e Healthcare fra i migliori.
Il diverso stato di salute delle due economie si è riverberato nella performance dei settori industriali; quelli USA hanno comunque sovraperformato l’S&P 500 mentre quelli europei, causa le difficoltà delle industrie tedesche, hanno registrato correzioni più ampie rispetto all’indice generale. Peggior settore quello Energetico penalizzato dal calo del prezzo greggio.


L’ultimo mese è stato moderatamente positivo per il debito sovrano delle principali economie avanzate con una netta sovraperformance del governativo Italia che ha beneficiato di un’apertura dell’attuale governo a trattare nella definizione della propria manovra finanziaria 2019 con la Commissione europea al fine di evitare la procedura di infrazione. La performance dei Treasury statunitensi è stata positiva, sulla scia di qualche delusione sul fronte dei dati macro nelle ultime sedute del mese e a seguito delle dichiarazioni di Powell che, nel discorso all’Economic Club di NY, ha affermato che i tassi si trovano “appena sotto” il range neutrale. Parole che sono state immediatamente lette come una netta svolta rispetto ad inizio ottobre quando il Presidente Fed aveva affermato che mancava «ancora molto alla neutralità” e come prodromo di una Fed più accomodante nel 2019.
Rendimenti in aumento per le emissioni societarie. Il saldo mensile segnala una performance negativa sia per gli IG che soprattutto per gli HY, proseguendo il movimento partito a febbraio. Il riprezzamento effettuato negli ultimi tre trimestri ha portato gli spread sui massimi da quasi due anni, anche se ancora distanti in valore assoluto dai picchi dell’ultimo quinquennio. Per la prima volta dal 2008, il bilancio dell’anno, per ora ancora provvisorio, vede la carta a spread sia in euro che in USD segnare un ritorno totale
negativo.
Continuano i segnali di ripresa per l’obbligazionario emergente che beneficia soprattutto del recupero delle rispettive divise locali nei confronti dell’euro. La crescita si sta rivelando in rallentamento in molte aree emergenti, ma contestualmente appaiono meno pressanti alcuni rischi che sarebbero potuti divenire sistemici con un’escalation della guerra commerciale tra USA e Cina. Quotazioni petrolifere in calo. Continua a gravare sui prezzi l’incognita della crescita economica, mentre si addensano i dubbi
circa la domanda di petrolio da parte della Cina. L’eccesso di output sul mercato del petrolio e l’incertezza sul calo della produzione in Venezuela e in Iran rappresentano le cause principali del recente ribasso dei prezzi del greggio. Prosegue il recupero delle quotazioni per i metalli preziosi rispetto ai minimi registrati nei mesi estivi. Resta il tema dell’incremento delle tensioni sui mercati in un contesto di maggiore avversione al rischio