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Weekly Insights

Weekly News 08 Febbraio 2019

AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

1. Rialzo azionario grazie all’impegno della Fed ad agire con pazienza e in base ai dati.
Per la prima volta da quando Jay Powell è Presidente della Federal Reserve, il 30 gennaio l’S&P 500 ha registrato un rialzo nel giorno della decisione del FOMC sui tassi, interrompendo una serie di sette ribassi consecutivi. L’indice ha guadagnato l’1,6% dopo la riunione in cui la banca centrale ha lasciato invariati i tassi d’interesse e sottolineato che gestisce la politica monetaria con «pazienza», senza più menzionare la necessità di «alzare gradualmente» il costo del denaro. Le attuali condizioni economiche sono caratterizzate da scarsità di manodopera, con la disoccupazione in prossimità dei livelli più bassi da quasi 50 anni a quota 4,0%, e una crescita superiore al tendenziale. Tuttavia, ora che l’inflazione sfiora il target del 2%, la Fed non sembra più orientata a operare ulteriori interventi restrittivi e avrà bisogno di un valido motivo per modificare i tassi verso l’alto o verso il basso: la banca centrale potrebbe valutare la possibilità di ritoccare i tassi solo se l’inflazione si portasse sopra il target.

2. Gennaio ha portato sollievo (ad alcuni investitori).
La pesante flessione di dicembre ha spinto quasi tutti i mercati principali in territorio negativo per l’intero 2018, ma gennaio ha
portato sollievo agli investitori, grazie alle rassicurazioni della Fed, all’ottimismo circa i negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti e all’andamento migliore del previsto della stagione degli utili statunitensi del 4T18. Di fatto, quasi tutte le asset class hanno chiuso il mese in rialzo. Le azioni globali sono salite del 7,2%, dopo aver perso il 7,3% a dicembre. La volatilità implicita (indice VIX) è scesa a 16,5, rispetto a un livello medio di 25,4 a dicembre. Il greggio WTI ha archiviato il miglior gennaio dagli anni ’80, guadagnando il 18% dopo il tracollo di quasi l’11% del mese precedente. Gli spread delle obbligazioni high yield statunitensi si sono ristretti di 97 pb, rispetto all’ampliamento di 104 pb a dicembre. Gli strumenti che tendono a beneficiare delle fasi di volatilità hanno continuato a registrare performance brillanti: i rendimenti dei Treasury a 10 anni si sono mantenuti sotto il 2,70% e l’oro ha segnato il quarto rialzo consecutivo su base mensile. Invece, alcuni dei maggiori protagonisti del ribasso di dicembre, in particolare le azioni americane e giapponesi, hanno sottoperformato rispetto ai mercati più ampi.

3. Ancora niente novità sul commercio.
L’unico risultato ottenuto la scorsa settimana nell’ambito dei negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti è stata la decisione di proseguire le trattative. Donald Trump ha reso noto che i lavori «procedono bene», anche se non si potrà concludere un accordo prima del suo incontro con Xi Jinping «nel prossimo futuro». Tuttavia, le due parti sono ancora piuttosto lontane: Washington
vuole imporre importanti riforme, soprattutto nell’ambito della proprietà intellettuale, mentre Pechino sembra volersi affidare solo all’affiatamento personale tra i due Presidenti per strappare condizioni più favorevoli. Secondo voci di stampa, i responsabili statunitensi delle trattative, Robert Lighthizer e Steven Mnuchin, si recheranno in Cina a metà febbraio per la fase successiva dei negoziati, mentre il vertice Trump- Xi potrebbe avere luogo a fine mese. Non bisogna però dimenticare che le trattative commerciali sono solo una spia della profonda rivalità tra le due superpotenze.

Focus

INVESTIMENTI SOTTO I RIFLETTORI

Via dagli Stati Uniti.
Negli ultimi tre mesi gli investitori hanno ritirato la cifra record di 82 miliardi di dollari dai fondi azionari statunitensi (dati EPFR).

Avversione al rischio.
Nella settimana al 30 gennaio i fondi obbligazionari hanno raccolto 9,4 miliardi di dollari, il livello più alto da un anno a questa parte.

Focus tattico in breve

QUESTA SETTIMANA

Utili statunitensi ancora robusti?
Questa settimana verranno pubblicati i risultati di 97 società dell’S&P 500. Finora gli utili del 4T18 sono stati contrastanti, ma nel complesso mostrano un andamento migliore del previsto. Nonostante il rallentamento da noi atteso, i profitti aziendali dovrebbero comunque registrare una crescita del 5% nel 2019.
Progressi sul fronte Brexit?
Il Primo ministro britannico, Theresa May, ha ottenuto il mandato del Parlamento per ridiscutere il meccanismo di «backstop» attualmente previsto per evitare il ripristino della frontiera tra le due Irlande, ma la UE rimane inflessibile circa la possibile riapertura delle trattative. Dato che la questione rimane ancora avvolta nell’incertezza, sconsigliamo di assumere posizioni direzionali su asset denominati in GBP.

I MERCATI BATTONO LA DEPRESSIONE DI GENNAIO
La pesante flessione di dicembre ha segnato il culmine di uno dei ribassi annuali più generalizzati della storia. Tra le 18 asset class principali, 11 hanno segnato rendimenti negativi su base mensile e sei di queste hanno perso più del 5%.
Su base annuale, solo due asset class (governativi di Stati Uniti ed eurozona) hanno registrato performance positive in valuta locale, che non hanno comunque superato l’1%. Ma, dopo un dicembre da dimenticare, gennaio è stato un mese da ricordare, in cui i mercati hanno recuperato buona parte del terreno perso alla fine dell’anno scorso.

La maggior parte degli strumenti finanziari ha messo a segno un recupero. Grazie al tono più accomodante della politica monetaria dalla Federal Reserve (Fed) e al maggiore ottimismo circa le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, a gennaio tutte e 18 le asset class principali presentate nel grafico hanno registrato una performance positiva, una circostanza che negli ultimi 10 anni si era verificata solo tre volte. Le azioni globali hanno recuperato terreno e l’indice MSCI AC World ha realizzato un rendimento totale del 7,2%, rispetto al calo del 7% di dicembre.
L’S&P 500 è salito del 7,9%, l’apprezzamento più elevato per il mese di gennaio da 32 anni a questa parte. L’S&P 500 a pari pesi ha sovraperformato quello ponderato per la capitalizzazione di mercato di 1,8 punti percentuali, il divario più ampio da quasi 18 anni. Questo dato indica che il rialzo del mercato è stato generalizzato e non concentrato nel segmento delle large cap. Ma, anche dopo il recupero, la dispersione delle valutazioni dell’S&P 500 – ovvero la differenza tra i titoli più costosi e quelli più convenienti – si attesta ai livelli più alti dal 2009, segnalando maggiori opportunità di selezione dei titoli nel prossimo futuro.

Le tensioni di mercato sono rientrate. In linea con il movimento al rialzo dei mercati, gli indicatori della volatilità sono diminuiti. A Natale l’indice VIX era salito a 36 punti, un livello toccato solo due volte dalla crisi del debito dell’eurozona, mentre oggi si attesta nuovamente a quota 16,5, al di sotto della sua media di lungo periodo di
19,3. Gli spread delle obbligazioni high yield statunitensi, un altro barometro delle tensioni di mercato, si sono ridotti di quasi 100 punti base a gennaio, dopo aver registrato un ampliamento di entità analoga a novembre. Inoltre, diversi operatori hanno chiuso le posizioni allo scoperto. Le posizioni corte sull’ETF sul settore tecnologico dell’S&P 500 sono infatti crollate da dicembre a gennaio, passando dai livelli più alti degli ultimi 2,5 anni a quelli più bassi.
Alcuni dei titoli che avevano sovraperformato a dicembre registrano tuttora buoni andamenti.
Perfino gli strumenti che tradizionalmente beneficiano delle fasi di avversione al rischio hanno continuato a ottenere risultati positivi a gennaio. A dicembre i rendimenti del decennale americano sono scesi dal 2,99% al 2,68%, poiché gli investitori, preoccupati per il rallentamento della crescita mondiale, hanno cercato rifugio nei settori più sicuri in un
contesto di volatilità. Grazie all’orientamento più neutrale assunto dalla Fed, i tassi obbligazionari sono ulteriormente scesi a gennaio, chiudendo il mese in leggero calo al 2,63%. A sua volta, l’oro si è apprezzato del 3% a gennaio, dopo il rafforzamento del 5% registrato a dicembre. Alcuni dei titoli che avevano sottoperformato a dicembre non hanno però segnato recuperi altrettanto brillanti a gennaio. L’MSCI USA aveva lasciato sul campo il 9% a dicembre, rispetto al calo del 4,5% del resto del mondo. A gennaio le azioni globali si sono riprese, ma quelle statunitensi hanno riguadagnato solo una parte del terreno perso, con un rendimento totale dell’8,2% contro il 7,6% del resto del mondo. Anche le azioni giapponesi, che
a dicembre erano scese del 9,8%, sono salite solo del 5,2% a gennaio.

Queste osservazioni ci permettono di trarre due importanti conclusioni.
Primo: diversificare. Il quarto trimestre del 2018 ci ha insegnato che anche le asset class più brillanti, come le azioni statunitensi, non sono immuni dai ribassi.
Secondo: operare con selettività. Ad esempio, la dispersione delle valutazioni ai massimi da diversi anni dovrebbe generare opportunità di selezione dei titoli.

Focus ITALIA
LA FED TIENE A BADA IL CRESCENTE NERVOSISMO DEI MERCATI
La settimana appena conclusa ha fornito una chiara indicazione sul ruolo che le banche centrali dovranno giocare nella prima fase dell’anno. I mercati chiamano a gran voce l’intervento dei banchieri centrali attraverso nuove misure accomodanti a sostegno dell’economia. L’attenzione è stata quindi rivolta alla Fed e alle parole di Powell sul futuro della politica monetaria americana. Centrale è stato il tema della normalizzazione del bilancio, con le manovre convenzionali rilegate a ruolo di comparsa. La posizione del governatore è ormai diametralmente opposta rispetto a quella adottata alla metà del dicembre scorso. Powell si è detto disponibile ad utilizzare qualsiasi strumento a disposizione nel caso in cui interventi sui tassi non dovessero bastare. Se da un lato non sono state fornite indicazioni riguardo al target finale del processo di normalizzazione del bilancio, dall’altro la Fed ha per la prima volta presentato un comunicato ad hoc sulle manovre non convenzionali. Si tratta di un’importante novità, a sottolineare la futura centralità del bilancio nei prossimi incontri.

Ricordiamo che attualmente la banca centrale non reinveste i titoli detenuti a scadenza. Di contro, la richiesta del mercato è invece quella di una maggiore liquidità a sostegno dell’economia attraverso nuove politiche espansive. A questo punto diventa centrale il prossimo incontro della Fed, in agenda per il prossimo 20 marzo. Nel giro di due
settimane, Fed e BCE hanno dovuto quindi assumere posizioni accomodanti per far fronte a richieste sempre più forti di liquidità e sostegno all’economia. Nel contesto dell’attuale rallentamento economico continua ad avere un ruolo centrale la Cina. A riprova dell’attuale momento opaco, il PMI manifatturiero Caixin si è attestato a 48,3, il livello più basso dal febbraio 2016 e al di sotto della soglia dei 50 per il secondo mese consecutivo. I dati macroeconomici deludenti fanno pressione sul fronte cinese per un’intesa nei negoziati in corso con gli Stati Uniti. Come ampiamente atteso, nel corso dell’attesissimo meeting di Washington non si è arrivati ad una conclusione definitiva. Senza dubbio il clima di fiducia è ai massimi dall’inizio dei negoziati. Il presidente americano Trump si è detto fiducioso di poter raggiungere un accordo entro la fine della tregua sulle sanzioni, il prossimo incontro tra le delegazioni è previsto per il 15 febbraio a Pechino. Lo spettro del rallentamento cinese si è allungato anche sulla reporting season americana, entrata ormai nel vivo con i titoli industriali e tecnologici. Nella giornata precedente alla Fed, le trimestrali americane hanno prima visto cadere Caterpillar, con risultati inferiori alle attese e revisione degli obiettivi per l’anno in corso, e poi Nvidia in seguito a profit warning inatteso. Entrambe le società hanno fatto riferimento al raffreddamento del mercato cinese, che ha colpito in maniera più forte del previsto. Sulle ali di un mese di gennaio particolarmente brillante e con l’attenzione degli operatori rivolta alla Fed, la reazione del mercato non si è dimostrata particolarmente violenta. Sul fronte domestico, l’indice FTSE Mib ha chiuso il mese di gennaio con  un ottimo +7.68%, nonstante le notizie sul fronte macroeconomico non lasciano molto spazio ai festeggiamenti.
Nel giro di due giorni sono pesate sui mercati la pubblicazione del PIL italiano e l’indice PMI manifatturiero a 47,8. L’ultimo trimestre 2018 ha registrato una nuova contrazione del -0,2%, ufficializzando di fatto la recessione tecnica per l’Italia. La settimana ha chiuso in ribasso dell’1.18%. Hanno registrato una buona performance i settori Consumer Discretionary e Energy. Prosegue invece la sottoperformance del settore Banche, appesantito da indiscrezioni su regolamentazioni sempre più stringenti e allargamento dello spread. Con la chiusura del mese di gennaio è aumentata infatti la tensione sul fronte titoli governativi. Il differenziale Btp-Bund ha toccato quota 263 nella giornata di venerdì. Sicuramente i dati macro sotto le attese hanno influito sul mood degli investitori, ma questa non sembra essere l’unica spiegazione. L’allargamento di 20pb nella sola giornata di venerdì potrebbe essere spiegata dalla chiusura del ribilanciamento da parte dei gestori, come evidenziato nelle scorse settimane. Le tensioni create dal governo italiano nel corso del 2018 avevano molto probabilmente portato i gestori a scaricare i titoli di stato italiani dai portafogli.
La necessità di riportasi a benchmark ad inizio anno ha spinto al ribasso il rendimento dei Btp per poi ripiegare con l’inizio di febbraio una volta ribilanciati in parte i portafogli.
Prendendo in considerazione inoltre i risultati delle ultime aste e collocamenti in sindacato avvenute nei giorni passati è possibile avere un’ulteriore indicazione di ciò. Dopo la risposta positiva sul Bot a 6 mesi, con bid to cover a 1,82 e tasso medio ponderato di nuovo negativo, e i risultati record del collocamento di metà gennaio, l’umore si è decisamente raffreddato sui titoli a più lunga scadenza il giorno seguente. E’ possibile in questo caso che due indizi non facciano una prova, ma fornirebbero alcune importanti evidenze riguardo l’apparente entusiasmo di inizio anno. Nel corso di febbraio andranno in scadenza 23 miliardi di euro di Btp, sarà importante tenere sotto controllo i prossimi collocamenti in ottica di avvicinamento all’annuncio di un possibile TLTRO da parte della BCE. I primi appuntamenti elettorali regionali potrebbero inoltre dare indicazioni riguardo il gradimento dei partiti al governo e il rispettivo peso all’interno dell’esecutivo, anche in vista delle prossime elezioni europee di maggio.

Focus
E’ proseguita nel corso della settimana la saga sulla governance di Telecom Italia. Dopo l’arrotondamento della quota in Telecom, (dall’8,8% all’attuale 9,4%) comunicato in settimana da Elliott, la stampa ha parlato di ulteriori incrementi da parte del fondo americano. L’obiettivo potrebbe quindi essere tra il 10% e il 15%, mentre altre fonti di stampa hanno posto il 10% come soglia limite. Inoltre, il fondo canadese Canada Pension Plan è salito al 3,133% del capitale ordinario del Gruppo, dal 2,33% dello scorso maggio. Sul tema integrazione Telecom-Open Fiber, la stampa ha riferito di un accordo, firmato dai CEO delle due società, per agevolare le trattative sulla rete unica. I termini di un possibile accordo sarebbero stati illustrati da Gubitosi al Comitato Strategico di Telecom ai consiglieri di Elliott e Vivendi. In settimana sono inoltre emerse indiscrezioni riguardo un possibile accordo di sharing, tra Telecom e Vodafone, sia delle torri mobili che degli apparati di trasmissione per ottenere sinergie di costo legate allo sviluppo del 5G. La stampa ha segnalato inoltre il via libera da parte di Agcom al progetto annunciato nel 2017 da Telecom per il decommisioning di 6.500 centrali in rame su 10.400 complessive, questo dovrebbe consentire al gruppo di conseguire significativi risparmi annui
(circa 700 milioni di euro a regime dal 2024).
Sono emerse nei giorni scorsi nuove indiscrezioni riguardo al possibile progetto da parte di Mediaset per la costituzione di un nuovo polo europeo per la Tv generalista. Secondo la stampa, il prossimo Consiglio di Amministrazione del gruppo (15 febbraio) potrebbe discutere progetti di M&A che includano opzioni per riacquistare le minoranze della controllata Mediaset Espana, in vista di un’eventuale accordo con la tedesca Prosieben Sat.

L’amministratore delegato di Banco BPM, ha dichiarato in un’intervista che il 2019 sarà il primo anno in cui il gruppo sarà in grado di registrare una redditività normalizzata grazie al forte derisking portato a termine negli ultimi 2 anni. Il manager ha inoltre sostenuto di non essere interessato a Carige in quanto il turnaround della società precluderebbe al gruppo di cogliere altre opportunità di consolidamento. Fonti di stampa hanno riportato ulteriori indiscrezioni sul piano BPER con un’indicazione di valutazione cash di Unipol Banca a 260-280 milioni di euro (la nostra stima è di 330 milioni per l’80%): l’acquisizione potrebbe essere discussa dal Consiglio di Amministrazione di BPER il prossimo 7 febbraio. La stampa si è inoltre focalizzata sulle cooperative che controllano Unipol e che starebbero valutando una riorganizzazione con mandato di advisory affidato a Rothschild.

Il principale veicolo, che controlla il 22% di Unipol, versa in condizioni non ottimali soprattutto a causa dell’andamento operativo delle società industriali attive nella grande distribuzione commerciale in Italia. Cerved e Eurobank hanno annunciato di aver sottoscritto un accordo vincolante per sviluppare una partnership industriale di lungo periodo avente in oggetto la gestione delle attività di real estate. Cerved acquisirà l’intero capitale di Eurobank Property Services (EPS) in Grecia e delle sue controllate in Romania e in Serbia. Le società acquisite sono leader nei servizi di real estate nei rispettivi paesi, offrendo un’ampia gamma di servizi che includono valutazione, servizi di agency, perizie tecniche ricerche di mercato e property management. Il closing è previsto per il primo trimestre 2019 e prevede il pagamento di 8 milioni di euro, a cui potrebbero aggiungersi ulteriori 5 milioni sulla base del raggiungimento di risultati economici conseguiti fino al 2023. Il gruppo ha pubblicato i risultati preliminari; i numeri sono stati superiori alle nostre attese e alle aspettative del mercato, grazie al recupero della divisione Credit Information Corporate e a migliori margini nel Credit Management. Ferrari ha pubblicato i risultati per il quarto trimestre 2018, complessivamente in linea con le attese. Le indicazioni fornite dalla società per il 2019 sono state sostanzialmente in linea con le attese, con flussi di cassa superiori alle stime del mercato grazie agli anticipi sulla Ferrari Monza e nonostante forti investimenti. Ferrari presenterà 5 nuovi modelli nel 2019 dei 15 inclusi nel piano al 2022. Infine, il CEO ha affermato che gli ordini rimangono molto forti e la società non ha ricevuto cancellazioni superiori ai livelli usuali. Abbiamo quindi rivisto le nostre stime leggermente in rialzo nel 2019/2020 (+2% circa). Moncler ha comunicato che da questa stagione il gruppo di designer coinvolti nel progetto Genius si amplia accogliendo Richard Quinn e Matthew Williams. Le visioni dei designer di Moncler Genius verranno svelate a Milano il 20 febbraio. Continuiamo a ritenere che il progetto Genius rappresenti un elemento veramente distintivo per Moncler, l’evoluzione del progetto nel 2019 dovrebbe continuare a supportare il brand.

Come comunicato da Rossini Investimenti SpA, risultano portate in adesione n. 59.816 azioni ordinarie di Recordati, pari a circa lo 0,061% delle azioni oggetto dell’offerta e, dunque, pari a circa lo 0,029% del capitale sociale. La partecipazione detenuta indirettamente da Rossini sarà quindi complessivamente del 51,82%. Alla luce dei risultati
provvisori dell’offerta, non si sono verificati i presupposti per la riapertura dei termini e per l’obbligo di acquisto da parte di Rossini.
Sul fronte Energy, Saipem ha annunciato che la propria divisione Xsight, si è aggiudicata un nuovo contratto per il Feed (Front-end engineering design) per un progetto assegnato da ExxonMobil in Vietnam. Il contratto ha un valore limitato, ma rafforza la collaborazione strategica con ExxonMobil e potrebbe ben posizionare Saipem in fase di aggiudicazione
dei contratti di ingegneria, procurement e costruzione.
Per quanto riguarda Saras, i margini di raffinazione area Mediterraneo sono stati in ulteriore calo la scorsa settimana. Il benchmark EMC si è attestato sotto la soglia di parità a -0,7 dollari al barile dal precedente +0,4 dollari. La media da inizio anno risulta essere pari a 0,4 dollari al barile, dopo che il terzo trimestre 2018 si è chiuso a 1,8 dollari. Per quanto riguarda la lista titoli non interessanti, Ferragamo ha riportato risultati deludenti per l’ultimo trimestre 2018, con ricavi a perimetro costante sotto le attese. Rivediamo a ribasso le stime per gli anni 2018-20; vediamo rischi a ribasso di circa -10%/12% in termini di utile per azione per il 2018 e 2019.
La stampa ha riportato alcune indiscrezioni del responsabile Vertical Lift di Boeing, che ha incontrato a Roma il management di Leonardo. Questo ha evidenziato che le relazioni tra i due gruppi sono forti e possono prendere molte direzioni. Dopo la gara con USAF per 84 elicotteri, vinta da Boeing su un adattamento del AW139 di Leonardo, i colloqui in corso potrebbero riguardare un’estensione della partnership al di fuori degli USA. La stampa ha inoltre riportato che Emirates potrebbe cancellare l’ordine fino a 36 A380 Airbus, questo impatterebbe negativamente Leonardo, che produce una parte significativa della sezione centrale della fusoliera.

Focus tattico in breve
Questa sezione comprende idee di investimento con un’impronta più di breve periodo. All’interno di questa sezione verranno proposte alternative di investimento tra titoli dello stesso settore o anche di settori diversi basate su diversa attrattività dell’investimento. Molto spesso accade che titoli per noi interessanti dal punto di vista fondamentale nel medio-lungo periodo possano subire nel breve periodo una perdita di attrattività per diverse motivazioni ( prese di profitto alla comunicazione dei dati, debolezza del settore, performance relativa particolarmente forte/debole, ecc). Potrà quindi accadere che titoli indicati nella nostra lista principale come “interessanti” possano risultare “non interessanti” nel breve periodo. In questa sezione inseriamo alternative di investimento tra titoli nello stesso settore o anche in settori diversi basate su diversa attrattività dell’investimento in ottica di medio-breve periodo. Settore Assicurativo: preferire le Unipol alle Unipolsai. Questa settimana il differenziale di prezzo tra i due titoli è andato a favore di Unipolsai. Le nostre attese di riduzione del differenziale di performance tra i due titoli si basano su: 1) Indiscrezioni di stampa secondo le quali la cessione di Unipol Banca a BPER potrebbe fare parte del prossimo piano industriale dell’istituto di credito emiliano e si dovrebbe concludere entro il 2019. L’operazione prevedrebbe una valutazione di circa 250-280 milioni di euro per Unipol Banca. Unipol SAI dovrebbe esercitare a breve l’opzione put sul 27,49% di Unipol Banca per un controvalore di 579 milioni di euro (l’esercizio scade il 6 aprile 2019). Ci aspettiamo che Unipolsai eserciterà l’opzione, dopo di che Unipol Gruppo avrà l’85.24% di Unipol Banca. Unipol/Unipolsai presenterà il nuovo business plan tra primavera e estate 2019. La vendita di Unipol Banca dovrebbe accelerare l’accorciamento della catena. 2) Abbiamo aggiornato il nav includendo il valore aggiornato di Unipol Banca e il valore della Put . Alla luce di questo lo sconto di Unipol sul NAV è del 38% decisamente elevato in termini storici;

Settore Bancario: preferire le Intesa SanPaolo alle Mediobanca. Il differenziale di prezzo tra i due titoli è andato a favore di Intesa. Le nostre attese di riduzione del differenziale di performance tra i due titoli si basano su:

1) Le due banche trattano allo stesso multiplo P/TE (Prezzo/Patrimonio netto tangibile) ma Intesa ha un ROTE 2019 (ritorno su patrimonio netto tangibile) leggermente migliore (9.5% vs 8.5% circa) e un dividendo più alto (9.5% vs 6%).

2) Intesa SanPaolo non corre rischi che qualche azionista forte riduca la quota, infatti la Compagnia Sanpaolo recentemente ha ridotto la sua partecipazione azionaria al 6,79% e ha dichiarato che non ha intenzione di scendere ulteriormente. Invece Bollorè, che possiede il 7,86% di Mediobanca, recentemente ha deciso di uscire dal patto di sindacato e potrebbe decidere di vendere la sua quota a partire dal 1° gennaio 2019. Inoltre c’è anche incertezza di cosa Unicredit voglia fare con la sua quota in Mediobanca, pari al 8.6%.

3) Graficamente il rapporto di prezzo
tra le due banche ha raggiunto un livello molto interessante. L’andamento è molto legato anche allo spread btp/bund. Solitamente Intesa sovraperforma Mediobanca quando lo spread si riduce (risk on) e sottoperforma quando lo spread si allarga (risk off).

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